Viterbo – Non se ne avrà certamente il consigliere regionale, Enrico Panunzi, così preciso e concreto (quindi utile) nel contenuto dei comunicati con i quali informa dell’attività della Regione, se si fa rotolare sul suo tavolo di presidente della commissione che sovrintende a mobilità, lavori pubblici, urbanistica e simili, una questione lasciata un po’ troppo esclusivamente al volontariato del comitato per la ferrovia Civitavecchia-Orte.
Se non altro perché qualche anno fa la sinergia tra Regione, Interporto di Orte, Autorità portuale di Civitavecchia, nell’attenzione costante della Provincia di Viterbo con l’assessorato ai Trasporti della vicina Umbria, fece ottenere dall’unione europea un cofinanziamento per la “riprogettazione” della linea.
Bruxelles, almeno prima degli annunci su un’ormai prossima “flessibilità” (cioè consentire a chi ha speso male di continuare a spendere sulla promessa di comportamenti più virtuosi) era piuttosto rigorosa e se accolse l’invito ad aprire i cordoni della borsa non lo fece certo per far piacere a qualcuno.
La ferrovia che congiunge Civitavecchia all’Adriatico, attraverso Orte, è, infatti e nonostante la memoria regionale, tra gli indirizzi di politica comunitaria dei trasporti sia per il versante Nord Sud (cosiddetto Corridoio uno, Berlino-Palermo) sia per l’asse Tirreno – Adriatico, dalla Spagna all’Est.
La Regione Lazio non l’ha inserita né tra le priorità uno e tantomeno in quelle a caratura uno. Semplicemente, sembra che non se ne parli più.
Perché? Che ne dicono i cofinanziatori italiani (Autorità portuale, Centro merci e Regione)? La riprogettazione fu appaltata?
Per favore, chi sa dica e intervenga non solo per autenticare o meno le notizie che circolano, ma anche per sapere se la tratta, sulla quale le ferrovie dello stato spesero qualche centinaio di miliardi (proprio un attimo prima di disfarsene), può avere un futuro per l’Europa (e per il viterbese).
Altrimenti dovremo accontentarci della priorità uno data al tratto stradale Monteromano-Civitavecchia, che però potrebbe non bastare, se è vero che non ci sarebbero soldi sufficienti nemmeno per l’autostrada tirrenica cui sarebbe funzionale.
E poi, priorità uno va bene: ma quanto costano i lavori della Superstrada?
Perché ai tempi dell’aeroporto e della cabina di regia in attività presso il ministero dei Lavori pubblici si assistette a un improvviso crescere della spesa: 815 milioni di euro per gli allora 22 chilometri. Il 5 dicembre 2008, mentre due anni prima, in un documento del 6 novembre 2006 era scritto 360 milioni. Ed oggi?
Tanto per star con i piedi per terra, se non sul treno.
Renzo Trappolini
