Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Anche se la mia opinione non varrà niente mi sento di spezzare una lancia a favore della famiglia Sensi.
La nostra città non è stata sufficientemente riconoscente a chi, probabilmente unico tra gli imprenditori, non solo locali, ha investito le proprie risorse sul nostro territorio.
Se non era per Socrate Sensi (con tutti i suoi difetti, per carità) Viterbo non avrebbe avuto la Cifam, l’Okay, il Cash&Carry e chissà se anche le Terme comunali non avrebbero fatto la stessa fine di quelle Inps.
Eppure sembra che un forte senso di antipatia abbia connotato e continui a connotare il rapporto con lui e con i suoi discendenti ed eredi.
Come quando, a seguito del pericoloso incidente di percorso alla fine del trasporto del 3 settembre di molti anni fa, gli venne tolta – di forza – la guida della Macchina di cui era appaltatore.
O come quando – lo scorso anno – una lentezza da burocrazia borbonica ed un ottuso decreto di spending review hanno fatto sì che una interessante proposta di locazione di locali dell’ex Okay all’Archivio di Stato, che avrebbe fatto risparmiare all’erario circa centomila euro l’anno, sia svanita come svanisce una bolla di sapone.
E sono anni che periodicamente qualcuno propone e ripropone di diminuire la portata d’acqua concessa ai Sensi, talvolta con motivazioni goffe e bizzarre come quando si diceva che con quell’acqua ci si alimentavano le caldaie per il riscaldamento dello stabilimento.
Non so se prima o poi qualcuno riuscirà ad allontanare definitivamente questi imprenditori da Viterbo ma mi dispiacerebbe molto se a raggiungere questo obiettivo fosse un’amministrazione comunale retta da una maggioranza guidata proprio dal partito di cui, in passato, mi sono onorato di rivestire la carica di segretario provinciale.
Angelo Allegrini
