Vetralla – Non si fa attendere la replica della Farnese Pneumatici Spa.
Dopo il sequestro di beni per 11 milioni, a opera della guardia di finanza-nucleo di polizia tributaria, arriva una nota dalla rivendita di gomme sulla Vetrallese. L’azienda spiega di essersi “trovata indirettamente coinvolta in una frode detta carosello”.
Gli investigatori parlano di più di 6 milioni di Iva evasa, attraverso società interposte tra la Farnese pneumatici e i fornitori tedeschi. Sei persone sono state iscritte nel registro degli indagati. Tre sono dell’hinterland napoletano: Gaetano Acanfora, Frederick Louis Acanfora e Linda Brusi. Gli altri sono tutti viterbesi: i due consiglieri di amministrazione della società Maddalena Cinquantini e Franco Farnese e il presidente Maurizio Farnese, che scrive quella nota in prima persona.
“Sento il bisogno di chiarire, a coloro che hanno sempre creduto nella nostra azienda e nel nostro staff, la mia posizione, quella di tutto il consiglio di amministrazione, e ovviamente quella della società – scrive Maurizio Farnese -. La Farnese Pneumatici S.p.A. è sempre stata ed è un’azienda sana, gestita con sani principi e nel rispetto delle regole e delle persone. Mi rendo perfettamente conto che leggendo quanto i rotocalchi scrivono sia veramente difficile credere alla nostra estraneità, confido però nella stima di chi ci conosce da sempre e sa come operiamo e quanto siamo rispettosi delle regole”.
Farnese, indagato per associazione a delinquere, riciclaggio e reati fiscali, si dice convinto di riuscire a dimostrare la sua buona fede e quella di tutto il consiglio di amministrazione.
“Molto semplicemente la Farnese Pneumatici S.p.A ha acquistato merce da fornitori che, a nostra insaputa, non hanno versato le imposte dovute ai sensi di legge – si legge nella nota -. Ora l’Iva che tali fornitori non hanno versato viene richiesta a noi che abbiamo acquistato la merce in quanto, secondo gli organi inquirenti, noi eravamo a conoscenza del comportamento fraudolento del nostro fornitore”.
E sulle ipotesi di reato: “Alla Farnese Pneumatici S.p.A non sono stati contestati reati per emissione di fatture relative a operazioni e documenti inesistenti, la Farnese Pneumatici non ha mai evaso l’Iva. L’Iva non è stata versata dai fornitori della Farnese Pneumatici S.p.A. Posso affermare con orgoglio e senza timore di smentita che in tutti questi anni la Farnese Pneumatici S.p.A ha sempre puntualmente e regolarmente versato l’Iva, le imposte sui redditi e i contributi. Posso affermare con tranquillità che la Farnese Pneumatici S.p.A non ha mai eluso il fisco e non ha mai beneficiato di altrui evasioni fiscali e non ha alterato il mercato operando in maniera sleale rispetto alla concorrenza”.
L’amarezza di Farnese è tutta nella conclusione con una reprimenda contro gli organi dello stato che dovevano vigilare. “Mi chiedo, quando il fornitore non versava l’Iva e non presentava le dichiarazioni dei redditi l’Agenzia delle entrate, le Dogane, il ministero delle Finanze dov’erano? Perché non hanno impedito a quel contribuente che non versava le imposte e non presentava le dichiarazioni di operare? Perché non gli hanno immediatamente impedito di continuare l’attività, aiutando così gli operatori del mercato a non cadere in simili trappole?
Troppo semplice scaricare le colpe di un sistema inefficiente su chi lavora e combatte quotidianamente per dare lavoro ai propri dipendenti. Troppo facile. Vogliamo esternare la nostra piena fiducia nel sistema giudiziario: dimostreremo nelle relative sedi la nostra buona fede e la nostra totale estraneità a tali reati. Ovviamente sarà necessario attendere i tempi della giustizia: nel frattempo, nonostante le enormi difficoltà createci da questo infondato coinvolgimento, noi resteremo sul campo a lavorare, come sempre abbiamo fatto”.

