Viterbo – (g.f.) – Raddoppio della Cassia, collegamento Salamaro – Carmine con la Cassia sud e fra santa Barbara e semianello.
Opere pubbliche attese da tempo, che potrebbero prendere una corsia preferenziale, dopo l’approvazione in terza commissione della delimitazione d’ambiti territoriali d’intervento.
In pratica il comune stabilisce quali siano le opere di pubblica utilità necessarie alla città, poi la palla passa ai privati.
In pratica, un rivoluzione rispetto al vecchio modo di concepire i piani integrati. Finora i privati hanno presentato loro progetti, quindi si stabilisce l’opera pubblica. D’ora in poi sarà al contrario.
“Sono soddisfatto – spiega l’assessore all’Urbanistica Alvaro Ricci – per il lavoro svolto in commissione. E’ stato arricchito il piano.
Si tratta di una proposta di programmazione che in città mancava da tempo e in assenza della quale si è arrivati alla presentazione di ventidue piani integrati che giacciono dal 2005 a oggi in comune, per un milione di metri cubi.
L’aspetto importante è che le opere ritenute valide da realizzare saranno riportate sul piano regolatore e quindi andremo alla ricerca del sostegno economico da parte di privati.
Quali saranno, lo stabilità una seconda delibera”.
Restano i vecchi piani integrati. Fermi da anni. Che fine faranno? “Occorre tenere presente che di ventidue, venti avevano ricevuto parere negativo dalla commissione Urbanistica e due positivo, ma con prescrizione.
Ovvio che se non rispondono ai nuovi requisiti, devono ritenersi incongruenti e superati.
Noi abbiamo adottato un metodo nuovo, come suggerito dal piano casa.
Da vice capogruppo Pd, nella precedente legislatura avevo auspicato che Marini l’adottasse. Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno riconosciuto come valido il procedimento, astenendosi, quindi non votando contro il provvedimento in commissione”.
Nel documento che ha ottenuto il via libera, si stabiliscono alcuni paletti: “Non ci sarà antropizzazione delle zone agricole, nessuna colata di cemento, sono previsti interventi anche per le frazioni e per evitare speculazioni fondiarie, se entro cinque anni non viene realizzato il progetto, automaticamente i permessi decadono”.
