Tarquinia – Revocati i domiciliari ad Andrea Cesarini.
L’imprenditore 41enne, titolare di un negozio di telefonia a Tarquinia, è indagato nell’inchiesta Octopus della procura di Reggio Emilia.
E’ accusato di aver emesso fatture false nei confronti di una società emiliana dalla quale si sarebbe rifornito. Sui passaggi di quelle forniture, Cesarini si sarebbe ampiamente soffermato nell’interrogatorio reso martedì scorso davanti al pm Valentina Salvi, titolare dell’indagine.
“Cesarini ha chiarito la sua posizione e spiegato i rapporti che aveva con alcuni imprenditori emiliani – afferma il suo avvocato Paolo Pirani -. Questo suo resoconto esaustivo dei fatti che lo riguardano è stato premiato: il gip Baraldi ha autorizzato la revoca dei domiciliari, su parere positivo del pm. Cesarini torna sostanzialmente in libertà. Rimane l’obbligo di dimora a Montalto di Castro. Ma è una misura indubbiamente molto più leggera dei domiciliari”.
L’interrogatorio è stato chiesto dalla difesa, dopo aver letto tutti gli atti sulla posizione dell’imprenditore tarquiniese.
L’operazione Octopus era scattata un mese fa, con il blitz di carabinieri e finanza. 41 gli indagati, di cui 11 agli arresti e uno sottoposto a divieto di dimora. Otto persone rispondono, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato, mentre alle altre 33 si contestano riciclaggio e reati di natura fiscale.
Ma il blitz è solo la punta dell’iceberg di un’inchiesta ben più ampia, nata nel 2011. Carabinieri e finanza hanno scoperto come gli associati, attraverso 12 società “cartiere”, appositamente costituite o acquisite e intestate a prestanomi, con sede legale in provincia di Roma, Napoli, Reggio Emilia e Viterbo, tramite il sistema delle false fatturazioni, hanno consentito a imprese ubicate in numerose altre province di evadere le imposte sui redditi e imposta sul valore aggiunto per oltre 13 milioni di euro.
Per gli inquirenti, gli indagati avrebbero perpetrato una truffa ai danni dello Stato per oltre 232mila euro, attraverso l’utilizzo di false dichiarazioni di intento, che consentono a imprese che operano con l’estero di acquistare beni o servizi in esenzione dell’imposta sul valore aggiunto. Uno degli indagati si sarebbe reso responsabile di una tentata truffa ai danni dello Stato per ottenere un finanziamento pubblico rilasciato dal ministero dello Sviluppo economico, trasmettendo false fatture rilasciate da una delle imprese cartiere dell’associazione.
Il riciclaggio del denaro sarebbe stato invece messo in atto attraverso imprese destinatarie delle false fatture che, una volta ricevuto il falso documento, avrebbero restituito la somma pari all’Iva all’organizzazione.

