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Scuderie Rocca Albornoz, un monumento di cui si era persa la memoria

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L'interno delle scuderie della Rocca Albornoz recuperate

L’interno delle scuderie della Rocca Albornoz recuperate

Lo stato delle scuderie della Rocca Albornoz fino al 2012

Lo stato delle scuderie della Rocca Albornoz fino al 2012

Viterbo – Lo scorso 4 luglio è stato consegnato alla Fondazione Carivit il progetto esecutivo di “Restauro e rifunzionalizzazione dei resti delle monumentali Scuderie della Rocca Albornoz”, redatto con il coordinamento scientifico della professoressa Simonetta Valtieri, comprensivo dell’autorizzazione Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici e donato al Comune di Viterbo.

La “riscoperta” delle Scuderie è stata sostenuta dalla Fondazione Carivit e resa realizzabile con l’acquisto da parte del Comune dell’edificio dal Demanio militare nel 2012 con fondi regionali e il contributo finanziario per il suo restauro offerto dalla Banca Carivit Spa, che hanno creduto in un progetto che consegna a Viterbo un importante “monumento” di cui si era persa la memoria, trasformando la situazione di marginalità e degrado di una zona interna alla città in una nuova risorsa culturale.

È ora compito dell’amministrazione comunale di Viterbo avviare entro l’estate la gara per l’appalto dei lavori di restauro, per non perdere il contributo della banca.

Inoltre se i lavori inizieranno entro il 2014, la “riscoperta” di un’opera sconosciuta di Bramante potrebbe trovare una pubblicizzazione collocandosi nell’anno delle celebrazioni dei 500 anni della scomparsa del celebre architetto. Poiché la durata dei lavori è programmata in un anno solare, la struttura potrebbe anche accogliere manifestazioni collegate all’Expo 2015.

Le Scuderie, a tre navate con volte a crociera e 24 colonne monolitiche di peperino alte quasi 5 metri, completavano la funzionalità della nuova residenza papale della Rocca Albornoz, trasformata da Bramante per Giulio II.

Divenute Carcere nell’Ottocento, i bombardamenti nell’ultima guerra hanno provocato il crollo parziale del piano superiore; in seguito, a causa dell’incuria e dell’abbandono sono crollate anche le volte e le colonne, tutte rinvenute sotto lo strato delle macerie rimosse.

Questo edificio, pregevole testimonianza storica e artistica (considerata ancora nel Settecento come “la Stalla che vien ammirata da tutte le nazioni Straniere e considerata per la più bella d’Italia”) appariva infatti fino a due anni fa un cumulo di macerie invaso da una ‘foresta’ di rovi cresciuti al suo interno, al punto che stava per essere demolito e sostituito da una nuova costruzione.

 


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