Vetralla – Farnese Spa, il tribunale di Viterbo prende tempo.
Dopo l’udienza a porte chiuse di ieri, i giudici si sono riservati la decisione sull’eventuale dissequestro di 11 milioni di euro tra quote, beni mobili e immobili.
A impugnarlo, erano stati i difensori degli amministratori della società vetrallese, Maurizio Farnese, Franco Farnese e Maddalena Cinquantini. Ma sul maxicongelamento dei beni, per la presunta evasione milionaria, pende anche il ricorso di Linda Brusi, indagata insieme al marito Gaetano Acanfora e al figlio Frederick Louis, tutti sospettati di essere i gestori occulti delle società “cartiere”, dalle quali i Farnese avrebbero comprato gomme a prezzi stracciati. Le ipotesi di reato sono associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, riciclaggio e reati tributari contestati a vario titolo.
Il pm Renzo Petroselli resta fermo sulle sue posizioni. Ai giudici del tribunale di Viterbo ha chiesto la conferma del provvedimento, eseguito esattamente due settimane fa dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria.
Secondo il quadro investigativo, le società cartiere avrebbero acquistato gli pneumatici all’estero, fatturando alla Farnese Spa.
In questo modo, le società interposte non versavano l’Iva, mentre l’acquirente l’avrebbe comunque detratta. Per un totale di più di 6 milioni di euro di imposta evasa.
L’immediata conseguenza, secondo la finanza, sarebbero stati i prezzi estremamente competitivi per i clienti del noto rivenditore di gomme di Vetralla, con un’alterazione del mercato e della concorrenza.
Ma la difesa, in udienza, avrebbe parlato di “grossi errori e inesattezze nell’operato degli investigatori”. Per gli avvocati dei Farnese, gli acquisti sono stati sempre a prezzi di mercato. Per dimostrarlo, hanno prodotto tabelle e numeri che ne attesterebbero la congruità.
Il ricorso degli Acanfora sarà discusso a giorni.

