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Showcooking, degustazioni e conferenze a “I vini di Barbarossa”

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I vini del Barbarossa

Acquapendente – Tutto pronto per la seconda edizione de “I vini di Barbarossa”, la manifestazione che si svolgerà ad Acquapendente dal 16 al 18 agosto.

Negli anni bui del Medioevo, Federico Barbarossa imperversa per tutta l’Italia animato dal desiderio di togliere autonomia e libertà ai comuni di questa terra “che ancora non sapeva d’essere Italia”. 

L’Hohenstaufen seguiva un ideale di impero universale; il controllo sia sui Comuni a nord sia sul Regno di Sicilia a sud era essenziale a questo scopo. L’Italia era, per l’imperatore tedesco, il contesto ideale per ottenere alcune prerogative essenziali per realizzare la costruzione dell’impero universale: la supremazia nella contesa col papato per la potestà civile universale, il legame con la tradizione dell’impero romano, cui Federico si ispirava, e la sovranità su Comuni e feudatari.

Per ben sei volte discese in Italia, nel 1154, nel 1158, nel 1163, nel 1166, nel 1174 e nel 1184 finalmente senza esercito. Ogni suo passaggio segnò la distruzione di città ribelli, ma al contempo rafforzò l’identità e l’anelito di autonomia di altre.

Distrusse Galliate e consegnò al suo fedele vassallo, il marchese di Monferrato, Asti e Chieri, assediò Tortona, attaccò Verona, Padova, Vicenza a cui si aggiunse anche Treviso, distrusse Susa, prese Alba, Acqui e Como e ricevette l’ aiuto di Pavia, Mantova, Bologna, Ferrara, Imola, Forlì, Treviso, Padova, Aquileia, Fano contro Milano.

Mise sotto scacco Bologna e Ancona. Nel 1155 Federico Barbarossa si diresse a Roma per essere incoronato imperatore in San Paolo da papa Adriano IV che gli chiese in cambio la testa di Arnaldo da Brescia, catturato e mandato al rogo a Civita Castellana. Il papa e il Barbarossa si incontrarono nei giorni successivi a Sutri e a Nepi. Il 18 giugno 1155 Federico Barbarossa fu incoronato imperatore a Roma. Rientrando in patria attaccò Spoleto e poi Verona.

Tornato in Germania, Federico Barbarossa inasprì i rapporti con il papato sottolineando la sua autonomia: nominò vescovi a lui fedeli, trattenne i soldi delle sedi vacanti. Il Papa, per tutelarsi, firmò un concordato a Benevento nel 1156 con Guglielmo I di Sicilia nemico dell’Imperatore. Questo atto fu sufficiente a gettare le basi per uno scontro aperto.

Nel 1159 Milano, Brescia, Crema e Piacenza, acerrimi nemici del Barbarossa, si incontrarono ad Anagni con il Papa e giurarono il patto iniziale di quella che sarebbe diventata di qui a poco la Lega Lombarda. Nel 1160 papa Alessandro III pronuncia la scomunica contro Federico Barbarossa e l’antipapa Vittore IV voluto dall’imperatore.

Quasi tutte le città lombarde scesero in guerra contro l’imperatore, in particolare Bergamo Brescia e Milano. Nacque la Lega Lombarda con cui i comuni del nord riuscirono a ottenere concessioni in ambito amministrativo, politico e giudiziario.

Cremona, infatti in un primo momento fedele all’imperatore, nel 1167 creò con il giuramento di Pontida insieme a Crema, Brescia, Bergamo, Mantova e Milano la lega cremonese Il 27 aprile 1167, le forze alleate si presentarono di fronte alle rovine di Milano e iniziarono la ricostruzione, comprese opere di difesa per un eventuale attacco da parte di Pavia.

Nello stesso anno alla lega cremonese si aggiunsero le città della lega veronese (Padova, Treviso e Vicenza) e Venezia dando vita alla Lega Lombarda a cui poco dopo si unirono Parma, Piacenza e Lodi, anche papa Alessandro III diede il proprio appoggio, mentre il Regno di Sicilia mandò aiuti economici al papa senza dichiararsi apertamente ostile all’imperatore.

In onore del papa la Lega fondò, alla confluenza del Bormida nel Tanaro una nuova città, chiamata Alessandria . Alla fine anche Pavia e il marchesato del Monferrato aderirono alla Lega. Nel 1174 Federico Barbarossa scese di nuovo in Italia per riaffermare il suo potere, assediò e conquistò Assisi, fece saccheggiare Narni e Spoleto che avevano opposto resistenza.

Nel 1177 Sotto il patrocinio del doge Sebastiano Ziani, Federico I Barbarossa, incontrò papa Alessandro III, accompagnato dal cardinale Boso Breakspear, Romualdo Guarna, in rappresentanza del re di Sicilia Guglielmo II e i rappresentanti dei comuni confederati nella Lega Lombarda. L’imperatore revocò quanto aveva fatto contro la Chiesa e tolse l’appoggio all’Antipapa.

A seguito di queste decisioni papa Alessandro III lo assolse dalla scomunica, Ancona vide sancita la sua indipendenza dal papa, ed anche se la disputa con i Comuni non fu risolta, si arrivò comunque ad una tregua di sei anni.

Nel quadro dell’opposizione delle città italiane all’oppressione imperiale si inseriscono anche le vicende di Acquapendente del 1166. Secondo la tradizione, in seguito alla ribellione di Acquapendente, fu distrutto un antico castello di Federico I Barbarossa, edificato nella parte più alta della città e in cui abitava il suo governatore Guelfo VI di cui rimarrebbe come testimonianza la Torre. Suggestiva e meravigliosa, la sua narrazione di riscossa si pone tra mito e storia.

L’immagine della tradizione popolare e religiosa regala la cronaca di un evento miracoloso che avrebbe rinfocolato e armato la mano del popolo aquesiano contro l’oppressione e la vessazione del Barbarossa.

Secondo la tradizione due contadini annunciarono alla popolazione che lavorando nei campi avevano visto fiorire miracolosamente un ciliegio ormai secco, questo evento miracoloso fu il segnale della protezione della Madonna. Il popolo insorse e cacciò il dominatore distruggendo il suo castello. A ricordo della sospirata liberazione la comunità decretò di fare una grande festa, ogni anno a metà maggio.

Oggi a più di otto secoli della sua origine, la festa di Mezzomaggio in onore della Madonna del Fiore, si celebra ogni anno e il tema dell’antica liberazione è ricordato nei pugnaloni che, pur con i modi e gli stimoli del XX secolo, vogliono rappresentare la libertà vittoriosa su ogni oppressione.

Antenati degli attuali pugnaloni sono i pungoli (antichi arnesi agricoli) ornati di fiori che i contadini usavano portare nella processione a seguito della statua della Madonna del Fiore.

La fantasia aquesiana li ha elaborati e col passare dei secoli sono nati gli odierni pugnaloni.

Il connubio tra storia ed enogastronomia continua a essere il punto di attrazione di un turismo ed enoturismo sempre più attento, alla ricerca di gusti, esperienze uniche che sappia però anche parlare dei territori e della loro storia. Per questo si è partiti da un evento di fondamentale importanza non solo per Acquapendente, ma per tutti i luoghi che sono legati da una storia di dominazione, di contatto e di oppressione da parte del Barbarossa.

Il vino diventa la traccia con cui segnare il passaggio del Barbarossa per scoprire o conoscere meglio luoghi ricchi di arte, di leggende sedimentate nella memoria, di episodi scritti sul territorio. Un percorso simbolico per rivivere in maniera nuova gli avvenimenti salienti della nostra storia.

Forti dell’attenzione suscitata nell’ edizione 2013, I Vini del Barbarossa torna nel 2014, il 16-17-18 agosto, con un progetto ampliato. L’assaggio infatti si fa percorso itinerante che andrà a toccare i punti più suggestivi del centro storico di Acquapendente.

Le città e le cantine che hanno partecipato hanno dimostrato entusiasmo per il progetto riconfermando una loro presenza, attestando così l’importanza di una manifestazione che si è fatta veicolo di scambio e confronto fra produttori e occasione di visibilità e scoperta di nuovi territori.

Questo l’elenco dei partecipanti del 2013: Ornella Bosastra, Acquapendente (Tuscia); Luca Caioli, Acquapendente (Tuscia); Giulio Geronzi, Acquapendente (Tuscia); Mauro Sebaste, Alba (Piemonte); Coletti Conti, Anagni (Ciociaria); Moroder, Ancona (Marche); Tre Monti, Imola (Emilia Romagna); Leonardo Bussoletti, Narni (Umbria); Palazzone, Orvieto (Umbria); Claudio Mariotto, Tortona (Piemonte); Pietro Zanoni, Verona (Veneto). Per l’edizione 2014 il percorso ampliato consentirà di coinvolgere i produttori del territorio dell’Alta Tuscia e di allargare lo sguardo anche su cantine e produttori di altre città toccate dal Barbarossa.

Riconfermato anche lo showcooking che tanto successo aveva riscosso la scorsa estate.

Materiali, gadget, filmati che saranno realizzati durante la manifestazione, verranno utilizzati, lungo tutto il corso dell’ anno, all’interno di tutti gli eventi promozionali e didattici a cui parteciperà il Comune di Acquapendente (fiere, work-shop, incoming con buyer e tour operator…).

La degustazione è sempre un momento centrale e molto seguito dalle aziende e dal pubblico che hanno la possibilità, i primi di presentare far conoscere e assaggiare insieme al giornalista degustatore la loro produzione, per i secondi un’occasione unica di ascoltare un esperto proporre e segnalare le specificità di un vino. Il successo ottenuto alle degustazioni de I Vini del Barbarossa 2013, guidate da Sandro Sangiorgi e Paolo Zaccaria, giornalisti enogastronomi, conosciuti e seguiti da amanti e professionisti del vino, spingono gli organizzatori a perseguire questa strada anche nella nuova edizione nell’intento di diffondere una cultura del bere consapevole.


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