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Il nostro sogno? Il marchio Igp sulla porchetta della Tuscia

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Viterbo - Primo festival della porchetta

Viterbo – Primo festival della porchetta 

Marco Cataudella

Marco Cataudella, presidente dell’associazione Urban Tribute

La porchetta

La porchetta

Un panino con la porchetta

Un panino con la porchetta

La porchetta

La porchetta

Viterbo – Guai a chiamarla sagra della porchetta perché quello che si svolgerà il 19 e il 20 luglio a Viterbo è molto di più.

E’ un progetto ad ampio respiro che parte dalla cultura del cibo e dei sapori, passando per la riscoperta delle tradizioni fino ad arrivare alla promozione del territorio. Il tutto con un obiettivo ambizioso, anzi un sogno: far ottenere il marchio Igp alla porchetta della Tuscia. Ecco perché non è una sagra, ma un vero e proprio festival. Il primo festival della porchetta di Viterbo.

L’iniziativa, plasmata dall’associazione Urban Tribute, ha tante sfaccettature e il presidente Marco Cataudella ha fatto di tutto per stimolarle e soddisfarle tutte.

Presidente Cataudella, come nasce l’idea del festival della porchetta a Viterbo?
“Nasce innanzi tutto dalla mia passione per il cibo. Non dal semplice piacere della buona tavola, che comunque non guasta mai, ma anche da una riflessione successiva ovvero dal fatto che alla base della cultura di ogni popolo il cibo c’è sempre. In sostanza, noi siamo quello che mangiamo. Ogni località del mondo ha le sue specialità culinarie e bisogna trovare un modo per farle conoscere, farle apprezzare, “venderle”. Cosa che, purtroppo, noi viterbesi non sappiamo fare bene come fanno altrove”.

E di cibi da valorizzare nella Tuscia ce ne sono molti. Ad esempio?
“La porchetta, ovviamente, visto che lei è la protagonista di questo festival. Ma non solo. Perché in fondo la porchetta per fortuna è uno dei cibi che in giro per la Tuscia si trova con facilità, ma ce ne sono anche molti che stanno sparendo. Penso alla susianella o all’anguilla marinata. Passano gli anni, le tradizioni si perdono e con loro anche alcune tipologie di gusti e di sapori. Il nostro obiettivo è quello di riconquistare il gusto, riapprezzarlo e riappropriarcene”.

Tra i tanti prodotti culinari come mai avete scelto proprio la porchetta?
“Abbiamo scelto la porchetta perché credo sia una di quelle cose che mette d’accordo tutti, a parte i vegetariani per carità… Sfido chiunque a non farsi tentare dalla porchetta, è proprio difficile che non piaccia! E poi c’è anche un altro motivo. La porchetta, almeno a mio avviso, è troppo bistrattata. “Sagra della porchetta” è diventato quasi un modo di dire per definire qualcosa di inutile, povero, forse ridicolo. Beh non è giusto e lo dimostreremo con questo festival”.

Festival appunto. Perché non sagra come tutti si aspetterebbero da un evento del genere?
“Va da sé che il nome cambia poco, però è un segnale per far riflettere sulla linea sottile che passa tra l’organizzazione di un paio di serate in cui si mangia in piazza e basta e qualcosa di molto più ambizioso. Perché la festa in piazza dei Caduti per noi è solo il primo passo di un percorso che spero ci porti a un grande traguardo: ottenere il marchio Igp. Non è possibile che la porchetta di Ariccia debba averlo da quarant’anni e noi non ci siamo mai mossi. E sia ben chiaro noi non vogliamo “copiare” o “rubare” nulla, anche perché la porchetta della Tuscia è ben altra cosa rispetto a quella di Ariccia”.

Quali sono queste differenze?
“Prima di tutto nella preparazione. La porchetta di Ariccia è aromatizzata soltanto con il rosmarino, mentre in quella della Tuscia si usa il finocchio fresco e poi essiccato, che è anche un ottimo digestivo. Poi sono diversi i maiali: quelli romani sono di solito molto grandi e quindi più grassi, i nostri sono in genere piccoli, mai superiori ai cento chili. Questo fa sì che la porchetta viterbese abbia una carne molto più tenere e delicata, mai troppo grassa e molto appetitosa”.

Come si svilupperà quindi il festival della porchetta a Viterbo?
“Si mangerà, ovviamente, ma non solo. I tavoli ci sono stati messi a disposizione dai facchini di santa Rosa, che ringraziamo, e saranno posizionati a piazza dei Caduti il 19 e il 20 luglio. Prima di sedersi a tavola, però, spazio anche alla cultura e alla nostra storia. Abbiamo organizzato due passeggiate, una sulle fontane di Viterbo e una sul legame della città con i papi, durante le quali una guida rievocherà episodi del passato e aneddoti sconosciuti. Due appuntamenti pensati sia per i viterbesi che vogliono approfondire le proprie radici, sia per i turisti che potrebbero sfruttare il weekend per conoscere il capoluogo della Tuscia. Poi ci sarà anche una targa premio alla migliore porchetta, nel pomeriggio un po’ di intrattenimento per bambini con giochi di strada a cura dall’associazione Mr Jack e, infine, uno spazio dedicato al libro “Viaggio nella civiltà contadina – Il Maiale” di Antonio Quattranni”.

Insomma sarà una sorta di esperimento, ma curato nei minimi dettagli. Chi vi aiutato a preparare il tutto?
“Abbiamo il patrocinio del comune di Viterbo e della camera di commercio, la Coldiretti ci sta aiutando molto logisticamente, i facchini di santa Rosa ci hanno fornito i tavoli da sistemare in piazza, alcuni commercianti viterbesi hanno fatto la loro parte e, infine, c’è tanta, tantissima voglia di fare  messa in campo dall’associazione Urban Tribute che presiedo. Speriamo che tutto questo basti e, soprattutto, che sia solo un punto di partenza per Viterbo, i viterbesi e… la porchetta”.

Francesca Buzzi


Per partecipare alla manifestazione come produttore di porchetta o per prenotare le visite turistiche inviare una mail a: urbantribute.vt@gmail.com oppure un messaggio tramite Facebook al link: https://www.facebook.com/urban.tribute

 


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