Viterbo – “Siamo molto soddisfatti per un’edizione che non è stata l’ottava, ma la numero zero di una grande Caffeina, per come la vogliamo davvero”.
La manifestazione si è chiusa. In piazza san Lorenzo, una delle sfide dell’edizione 2014, Michele Pepponi e Andrea Baffo con il sindaco Michelini, tirano le somme e il direttore artistico fa la sintesi: “E’ stato un festival di cultura globale– spiega Rossi – un’edizione per come davvero vogliamo Caffeina, con le integrazioni giuste, Slow food, artisti di strada, murales a piazza della Morte. Cultura totale.
Non è un’ottava edizione, è la numero zero di una grande edizione”.
Un bilancio stando attenti a non sbilanciarsi troppo soprattutto sui numeri, sui visitatori. Pare che urti qualche animo sensibile. Poco importa.
“Quanti hanno partecipato – osserva Andrea Baffo – l’hanno visto tutti, ognuno può fare la sua stima. Dieci giorni da tutto esaurito. Quindicimila biglietti staccati, ovvero il 65 per cento in più rispetto allo scorso anno, almeno duecento a sera fra pass e omaggi, poi ci sono le 450 persone giornaliere per Senza Caffeina, almeno cinquecento a sera a piazza del Gesù per il Jazzup, Tuscia Film Fest esaurito tutti i dieci giorni, le migliaia di persone a Slow Food, sempre pieno, gli artisti di strada”.
Se è la somma che fa il totale, più di 40mila partecipanti agli eventi durante tutto il festival.
“Si stima – dice Baffo – che il flusso di gente in giro per la città sia dieci volte i partecipanti alle iniziative”. Non è azzardato parlare di 400mila persone, secondo i calcoli degli organizzatori, quindi. Di meno? Di più? L’effetto finale non cambia. Il centro storico ha subito nei dieci giorni una gioiosa e pacifica invasione.
“Girando – spiega Michele Pepponi – vedevo il parcheggio al Sacrario sempre tutto esaurito, i ristoranti pieni”. Effetto Caffeina.
“Ho incontrato gente da Bologna – ricorda Rossi – un ragazzo che da Jesi è venuto per tre giorni ad assistere al festival. Sono stati 420 gli appuntamenti del festival, a cui sommare il Dopofestival curato da Tusciaweb, il programma di Jazzup, la decina d’eventi al giorno di Slow Food e gli artisti di strada”.
“Caffeina è un momento molto importante per Viterbo – spiega il sindaco Leonardo Michelini – e stavolta ha centrato l’obiettivo meglio che in passato.
Tanti appuntamenti e soprattutto la presenza di pubblico, perché il pubblico fa l’evento. Si può mettere in piedi una bellissima cosa, ma se è solo per pochi intimi non va. Per questo mi auguro che Caffeina resti a Viterbo il più possibile”.
Il primo cittadino arriva a piazza san Lorenzo fresco di riunione di giunta, in cui sono stati stanziati 50mila euro di contributo per un festival che tenendosi stretti, per funzionare ha bisogno di qualcosa come 300mila euro.
“Solo per fare rendere l’idea – osserva Baffo – il festival di Mantova all’ottava edizione ha un budget di un milione e 300mila euro e loro sono partiti da 300mila euro al primo, come noi all’ottavo.
I costi ci sono. La traduzione per Grossman, solo per quella abbiamo speso 1500 euro”.
Caffeina è arrivata a un punto di svolta. “Non so se sia giusto o meno che il settore pubblico debba dare una mano a manifestazioni come questa – osserva il presidente della Fondazione Pepponi – però siamo arrivati a un punto in cui o si fa il salto definitivo di qualità, o non si regge più.
Non parlo solo soldi. La struttura si tiene con quattro persone e duecento volontari, nostri competitor che portano gli stessi autori si muovono con disponibilità e organizzazioni ben diverse.
Caffeina è un’opportunità che se riusciamo a far crescere diventa patrimonio della città.
Grossi investimenti privati difficile reperirli in zona. Occorre un lavoro in sinergia con player importanti, comune, provincia, regione e organi economici, imprenditori, camera di commercio. Non è possibile trascorrere un anno alla ricerca di fondi, con tutte le polemiche”.
Quest’anno ampiamente ripagate da un’edizione fra le più riuscite e da singoli episodi che hanno lasciato il segno.
“C’è un fan di Mauro Corona – ricorda Baffo – giovane e costretto a casa da una malattia seria. Siamo venuti a sapere che l’avrebbe voluto incontrare.
Alle 20.30, quando ormai eravamo quasi a piazza san Lorenzo. Lo abbiamo detto a Corona e lui è voluto subito andare a casa del ragazzo. Lo racconto perché è stato Corona a dirlo sul palco.
Solo per l’emozione di quell’incontro valeva la pena organizzare quest’edizione”.
Giuseppe Ferlicca





