Viterbo – “Come lui solo don Armando Marini” (fotocronaca – slide).
Al cimitero di san Lazzaro l’addio a Mauro Innocenzi, scomparso l’altro ieri all’età di 63 anni.
In tanti hanno voluto tributare al politico, all’amico, al sindacalista, al compagno, l’ultimo saluto, stringendosi attorno ai familiari.
Nelle parole di chi l’ha conosciuto, se n’è andato un uomo autentico, profondamente legato alla famiglia, schietto, sincero, un punto di riferimento.
Riaffiorano i ricordi di una vita, ma le parole escono con difficoltà, tanta è l’emozione di chi accanto al feretro, su cui il segretario della Cgil D’Ubaldo ha steso la bandiera del sindacato, interviene. Per testimoniare il vuoto che Mauro lascia.
Il sindaco Leonardo Michelini si rivolge alla moglie Assunta e al figlio Roberto. Lui Innocenzi lo conosceva dall’epoca del sindacato.
“Rendo onore a una persona che ha vissuto con passione – ricorda Michelini – ricordo la sua simpatia, concretezza, buon senso. Una persona autentica nel portare avanti i bisogni degli ultimi.
Per Mauro l’ultimo era il primo. Non si dimenticava di nessuno. Era un riferimento, rappresentava con passione le esigenze del prossimo, con determinazione”.
Si deve fermare per l’emozione. “Ho conosciuto poche persone come lui – riprende il sindaco – era come don Armando Marini. Come lui, Mauro non badava alle sottigliezze, ma andava alle cose importanti, portate avanti con determinazione. Ha dato se stesso per gli altri”.
Affrontando le difficoltà: “Nonostante le avversità, la malattia e la morte del figlio”.
Nello spazio all’aperto, fuori dal tempietto crematorio, c’è tutto il consiglio comunale, assessori, quelli che con lui hanno condiviso due anni e mezzo della precedente legislatura, ci sono i ferrovieri, c’è il sindacato.
“La Cgil – dice Miranda Perinelli – era la sua seconda famiglia. Il sindacato veniva subito dopo”. E annuncia una giornata dedicata a Mauro Innocenzi, che la Cgil vuole organizzare insieme alla famiglia.
“Ti sei sempre adoperato – ricorda Perinelli – per tutte le persone che venivano da te, cercavi sempre una risposta.
Quando entravi nella Camera del lavoro, la tua presenza era inequivocabile, con la tua voce forte e inconfondibile.
Ti vorremmo dire semplicemente e con grande affetto che ti sei sempre sentito ferroviere nell’animo”.
In consiglio comunale c’è chi ci ha vissuto gomito a gomito con Innocenzi. All’opposizione il posto di Innocenzi praticamente accanto a quello di Alvaro Ricci.
“Eravamo molto vicini – ricorda Ricci – mi raccontava della sua malattia. La stessa che ha portato via mio padre.
Mi parlava di Roberto, suo figlio e mi diceva quanto fosse orgoglioso di lui”.
Lo salutano gli amici di Carbognano, i colleghi del dopolavoro, come erano soliti fare ogni giorno: “Ciao Maure’ stammi bene…”.





