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La Francia dedica mostre agli Etruschi noi chiudiamo la Soprintendenza

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Il sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola

Il sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola

Tarquinia – Altro che chiudere la Soprintendenza per i beni architettonici dell’Etruria meridionale va mantenuta e valorizzata. Gli Etruschi non si possono cancellare con un colpo di spugna.

Alla notizia della riforma studiata da Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola scrive al ministro Franceschini e chiede che sia ripensata una scelta che andrebbe pure contro il modo di vedere dell’opinione pubblica internazionale, avendo realtà come i siti di Cerveteri e Tarquinia ottenuto anche il riconoscimento Unesco.

E mentre la Francia dedica mostre agli Etruschi, da noi si abolisce l’ente predisposto alla valorizzazione della loro storia e alla salvaguardia di realtà come il museo di Tarquinia, i cui reperti sono stati esposti anche a New York.

La lettera è stata spedita dal sindaco Mazzola e missive identiche sono state inviate sempre a Franceschini da altri primi cittadini di realtà come Cerveteri e Montalto di Castro.


  Il testo della lettera

 Nei giorni scorsi è stata presentata la riforma del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, i cui elementi essenziali sono stati pubblicati sul sito del Ministero stesso.

Tra le novità più rilevanti vi è l’istituzione, su tutto il territorio nazionale, di venti musei e poli museali, considerati di particolare rilievo e rappresentativi dell’identità culturale italiana. Un’anomalia del tutto evidente è l’assenza di qualsiasi riferimento alla cultura etrusca, per altro non più oggetto di studio nelle scuole pubbliche italiane, se non nella scuola primaria e che, per contro, ha fornito elementi decisivi per la costruzione dell’identità nazionale ed europea.

Verrebbe cosÌ ad essere oscurato un periodo importante della storia italiana, che ha lasciato testimonianze uniche al mondo in un territorio di straordinaria valenza paesaggistica, caratterizzato dalle grandi città dell’Etruria di Cerveteri, Tarquinia, Vulci e Veio, a cui si aggiungono il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma e il Museo Etrusco della Rocca Albornoz di Viterbo dedicato all’Etruria interna rupestre e il Museo del Forte Sangallo di Civita Castellana.

Il Polo espositivo etrusco, perché di un vero polo espositivo si deve parlare, è prioritariamente rappresentato dai due siti Unesco di Cerveteri e Tarquinia, riconosciuti quindi come patrimonio dell’umanità, e dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, l’unico museo italiano specificatamente dedicato agli Etruschi, museo che conserva la più importante collezione di testimonianze della cultura etrusca esistente al mondo.

La scelta di ignorare tale realtà, a dieci anni dal riconoscimento dell’ Unesco, va contro le convinzioni dell’opinione pubblica internazionale: infatti si andrebbe a ridimensionare in maniera significativa il valore di testimonianza per la cultura mondiale attribuito a Cerveteri e Tarquinia.

Tutto questo nello stesso periodo in cui la Francia dedica agli Etruschi e a Cerveteri ben due mostre (di cui una organizzata dal Louvre e attualmente al Palazzo delle Esposizioni a Roma), tra le più importanti organizzate negli ultimi anni in quel paese, a dimostrazione del valore attribuito alla cultura e all’arte etrusca a livello internazionale quale elemento identificativo della cultura italiana.

Ma l’esperienza Unesco è solo una parte degli sforzi condotti in questi ultimi anni dagli amministratori locali per una volta in sinergia positiva con il ministero.

Si deve infatti sottolineare con forza che i grandi successi ottenuti, sintetizzati dal numero straordinario di visitatori raggiunto nel 2013, circa 330mila, da quello che a tutti gli effetti si può considerare il polo espositivo etrusco, è stato reso possibile dalla presenza di un interlocutore specifico e cioè la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, una delle più antiche Soprintendenze d’Italia che grazie ad una particolare competenza ha consentito il raggiungi mento di importanti obiettivi.

Signor ministro, è timore ben radicato negli amministratori locali che la paventata scomparsa della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, sostituita da una macrostruttura che dovrebbe occuparsi dell’intera regione e che sarebbe quindi oberata dai problemi immensi prodotti dal patrimonio archeologico ricco e complesso del Lazio, ci privi del nostro interlocutore naturale e vani fichi gli sforzi compiuti dalle amministrazioni locali per valorizzare un territorio che nella cultura ha forse le uniche possibilità di sviluppo compatibile.

Pertanto siamo a chiedere con forza il riconoscimento della realtà territoriale che noi rappresentiamo, e il conseguente inserimento del Polo Museale Etrusco, comprendente la rete dei Musei e delle Aree archeologiche della Tuscia (sito Unesco di Cerveteri e Tarquinia, Civitavecchia, Civita Castellana, Tuscania, Viterbo, Vulci) con capofila il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma, legato fin dal momento della sua istituzione all’intero territorio etrusco, nell’elenco degli istituti dotati di autonomia speciale di rilevante interesse nazionale, alla stregua di Paestum e del Museo Nazionale Romano, anche quest’ultimo costituito da diverse strutture museali.


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