Viterbo – Pietra sopra sul caso di Sara Pelosi.
Il gip del tribunale di Viterbo, Franca Marinelli, ha archiviato l’indagine sulla donna morta tre giorni dopo il parto a Belcolle.
Era il 17 gennaio 2010. In sei furono denunciati alla procura della Repubblica di Viterbo. Un’intera équipe medica sotto inchiesta per omicidio colposo.
Ma a quattro anni dalla morte di Sara, il gip di Viterbo ha sposato la tesi degli inquirenti: non sono emersi elementi di responsabilità a carico del cardiologo, dell’anestesista e dei ginecologi che hanno seguito la giovane mamma di Ischia di Castro dalle contrazioni fino a parto.
Sofia nasce. Sara non ce la fa.
Muore a 38 anni. Tre giorni dopo aver dato alla luce la bambina.
Oltre alla neonata lascia il suo primo figlio e il marito che l’hanno vista accasciarsi e morire in macchina, nel parcheggio dell’ospedale Belcolle.
Il pm Fabrizio Tucci propende da subito per la chiusura del fascicolo. La prima consulenza medico-legale, dopo l’autopsia sul corpo di Sara, scagiona completamente il personale medico. Sara Pelosi muore per embolia polmonare. Ma il consulente del pm conclude che non era un soggetto a rischio e non aveva bisogno di trattamenti particolari.
L’avvocato Francesca Gaggi, per i familiari, replica sulla necessità del cesareo. Sulla somministrazione di Eparina, farmaco che avrebbe potuto ridurre il rischio embolia. E, infine, sulla mobilizzazione precoce: Sara è stata fatta alzare dal letto, anche con una certa frequenza, per riattivare la circolazione?
Il gip non lascia nulla di intentato: ordina al pm nuove indagini sul versante della mobilizzazione precoce. Infermieri e compagne di stanza vengono chiamati a riferire in procura. Una sostiene di aver visto Sara inchiodata al letto per due giorni, senza mai alzarsi. Ma la seconda richiesta di archiviazione viene accolta. Non è colpa dei medici. Ma la famiglia Pelosi va avanti.
“Da pochi mesi, è iniziata la causa civile contro la Asl al tribunale di Viterbo – afferma l’avvocato Gaggi -. L’archiviazione non equivale a un’assoluzione. E’ un provvedimento dettato dalla constatazione che l’accusa non avrebbe retto a un processo penale. Uno stop provvisorio, non una pietra tombale e definitiva sull’inchiesta. Non è escluso che il processo civile possa aprire squarci inediti sulle cause della morte di Sara. A quel punto, compatibilmente con i tempi della prescrizione e se i familiari saranno d’accordo, chiederemo la riapertura delle indagini”.
Stefania Moretti

