Viterbo – Le mani sul piano e la mente vola…
A tre anni e mezzo ha avuto davanti la prima pianola giocattolo e incuriosito, voleva capirne il funzionamento. Come mettere in note la musica dentro di lui.
A cinque anni ha iniziato a esibirsi in pubblico e a 14 era già diplomato al conservatorio Santa Cecilia di Roma dove vive e dove, da settembre, frequenterà l’ultimo anno del liceo scientifico.
Jacopo Giovannini parla come un adulto, ma di grande, al momento, ha solo la passione per il piano che lo ha portato a suonare in giro per il mondo. Stasera sarà al cortile del palazzo dei priori per il Tuscia operafestival.
“A tre anni mi hanno regalato una pianola elettrica – dice Jacopo -. Ero molto curioso e volevo capire come funzionava, così i miei, che non conoscevano la musica, mi hanno mandato da una maestra. Avevo orecchio assoluto, una mano adatta alla tastiera e predisposizione, per cui ho iniziato a suonare. A cinque mi sono esibito di fronte a un pubblico, a 14 mi sono diplomato al conservatorio di Santa Cecilia e ora studio alla Hochschule für Musik, Theater und Medien di Hannover”.
La scelta del pianoforte è venuta da sé. “Forse era a portata di mano in quel momento, o forse era per me lo strumento più completo. E’ più sinfonico di altri. Cioè – precisa -, è una “bestemmia” dire che un solo strumento è sinfonico, ma il piano racchiude in sé tante cose. Un’esperienza timbrica che tanti altri strumenti, in quanto a varietà, non possono dare”.
Jacopo ha iniziato a fare sul serio fin da piccolo. “Il debutto è arrivato a 11 anni con l’orchestra sinfonica di San Pietroburgo, dopo che vinsi un concorso. Con me c’erano ragazzi cinesi già avviati. Per me, invece, era la prima volta. Il posto era suggestivo con lampadari bellissimi e un’enorme quantità di musicisti. Un’emozione forte per un bambino”.
Il 16enne non è un figlio d’arte. La musica l’ha scoperta passo dopo passo.”I miei genitori sono impeccabili perché, pur non avendo studiato musica, mi hanno sempre incoraggiato, accompagnandomi ovunque. Con una carriera del genere, è necessario il sostegno della famiglia che non deve obbligare a studiare. I genitori, infatti, devono essere uno stimolo a coltivare le passioni e, in questo, i miei sono stati bravissimi perché hanno sempre cercato di fare il meglio per me”.
La giornata è dedicata a esercitarsi. “Si studia tanto, ma perché è una passione. D’estate passo sul piano otto ore, d’inverno, per la scuola, ce ne sto quattro. Non voglio comunque sacrificare la vita sociale e lo svago, per cui esco e faccio tante cose, anche coi miei compagni con cui mi trovo benissimo. L’immagine del pianista isolato è un clichè del passato che va superato. Io riesco a spaziare dal mio campo di lavoro, ascoltando musica progressive anni ’70 e l’elettronica, faccio palestra da un annetto e mezzo e poi adoro il cinema”.
Il repertorio preferito è tutto in divenire “In questo momento, mi piace molto la musica barocca di Bach e la classica di Beethoven, anche se, non rinuncio al sempreverde Chopin”.
La giornata di Jacopo è tutta sul piano. “Bisogna sudare e faticare, ma lo si fa con voglia. La cosa bella della musica infatti è che è sempre nuova e non si finisce mai di scoprire. E poi, è una grande valvola di sfogo, perché qualunque emozione puoi metterla sul pianoforte e liberarti dei pensieri quando non ci sono altri modi o persone intorno che ti permettano di farlo”.
Jacopo non si immagina con una veste diversa. Quella del pianista è quella che gli si addice meglio. “Se non avessi suonato – conclude il giovane – probabilmente avrei fatto lo scrittore, anche se è una carriera difficile. Comunque voglio continuare a studiare perché la musica è una fonte inesauribile di divertimento, conoscenza e scoperta. Voglio migliorarmi e crescere. E vorrei fare concerti, anche all’estero, perché amo viaggiare. Voglio vivere con questo mestiere e sto lavorando per farlo. Poi si vedrà, le dimensioni della musica sono tante”.
Paola Pierdomenico
