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“Notte delle luminarie, riscopriamo le nostre radici”

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Il pulpito di santa Maria Nuova

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Lo Statuto di Viterbo del 1344 dettava regole precise e dettagliate riguardo alla processione del SS. Salvatore che attraversava le vie cittadine la sera del 14 agosto.

E le stesse disposizioni, in maniera quasi identica, verranno riportate nei successivi Statuti del 1469 e del 1649. Tanto basta per comprendere come la processione con l’icona del SS. Salvatore – custodita fin dal 1283, data del suo prodigioso ritrovamento, nella chiesa di S. Maria Nuova – sia stata per secoli una delle più solenni e partecipate della città..

La processione notturna prendeva il via dalla chiesa di S. Maria Nuova e si avviava, illuminata da un tripudio di fiaccole e ceri, verso la prima tappa, la cattedrale di S. Lorenzo.

Il percorso e l’ordine della processione era stabilito dallo stesso Statuto cittadino trattandosi di una manifestazione che coinvolgeva l’intero tessuto sociale e lavorativo di Viterbo. Infatti, oltre alle autorità civiche, tutte le corporazioni delle arti con i rettori e i gonfaloni sfilavano per le vie cittadine abbellite con drappi e rami verdeggianti.

La processione era preceduta dai rappresentanti dei bifolchi a cavallo, onore loro concesso per il fatto che furono proprio due bifolchi che arando nel campo della Chirichera rinvennero la cassa di pietra dentro la quale era riposto il trittico del SS. Salvatore.

A partire da una data non certa – presumibilmente dal sec. XVII – un posto d’onore nella processione veniva riservato ad un discendente della famiglia Crochi, il cui antenato era uno dei due bifolchi che rinvennero la sacra icona.

Il corteo faceva ritorno a tarda notte nella chiesa di S. Maria Nuova, dedicata a Maria SS. Assunta in cielo, dove il trittico del Salvatore collocato sulla macchina processionale rimaneva solennemente esposto alla venerazione dei fedeli. Ma fin dalle prime ore del mattino del 15 agosto, prima ancora del sorgere del sole, iniziava il pellegrinaggio dei fedeli che venivano a rendere omaggio alla “Madonna d’Agosto”. Infatti, come era consuetudine anche in molti paesi del Lazio e delle regioni limitrofe, tra il 14 e il 15 agosto le devozioni al SS. Salvatore e alla Madonna si intrecciavano in maniera indissolubile.

Uno dei pochi esempi che è sopravvissuto al logorio del tempo e alla laicizzazione del 15 agosto – divenuto per i più Ferragosto – è la processione che si svolge ancora a Tivoli dove la sera del 14 Agosto l’icona del SS. Salvatore – per altro simile a quella conservata in Santa Maria Nuova – viene portata solennemente nella chiesa dedicata alla Madonna dove sosta per tutta la notte

Don Mario Brizi


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