Viterbo – Quaranta minuti in più per percorrere i quattrocento metri aggiunti al percorso della Macchina di santa Rosa. Quaranta minuti per un trasporto straordinario. Non ripetibile.
Tanto ci vorrà, fra soste e girata, per vedere Fiore del Cielo da piazza Verdi a via Marconi, fino all’altezza di piazza della Repubblica, dove i facchini effettueranno la girata che ieri mattina hanno provato più volte (video).
“Abbiamo calcolato – spiega il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini – che occorreranno una quarantina di minuti fra tutto, 35 a stare stretti.
Per questo ci organizzeremo in modo diverso il tre settembre, anticipando pranzo e ritiro”. Per non far slittare di troppo i tempi rispetto agli altri anni.
Anche se per un evento simile si può pure fare un po’ più tardi, considerando che il Sodalizio l’ha pensato per celebrare il riconoscimento Unesco per il trasporto, bene immateriale dell’umanità.
“Un riconoscimento importante – continua Mecarini – che si era detto di festeggiare in diversi modi, poi sfumati. Così abbiamo pensato noi a qualcosa”. Un qualcosa di unico.
“Su via Marconi – ha spiegato il capofacchino Sandro Rossi ai suoi al raduno sotto il monumento a piazza della Repubblica – passeremo quest’anno e mai più. Deve rimanere una cosa unica, a sessantadue anni di distanza dalla volta scorsa”.
Era il 1952, la Macchina di santa Rosa era quella dell’architetto Rodolfo Salcini, al suo debutto. Rimase fino al 1958. Alta 25 metri, arrivò fino al Sacrario. Era la prima Macchina in cui fu montato un telaio in metallo al posto di quello in legno.
“Erano altri tempi – sottolinea Rossi – la tempra era diversa, ma noi non siamo da meno. Porteremo Fiore del cielo fino all’altezza del monumento e dopo la girata e la sosta torneremo indietro”.
La girata sarà un’operazione da compiere con la precisione e l’esperienza che i facchini hanno accumulato negli anni, condotti da Rossi e dalle guide.
Spazio ce n’è. Dodici metri di larghezza a terra per via del muretto, che arrivano a 14 per le travi, più in alto. Mentre la strada, con uno strato di pozzolana sarà portata a livello del marciapiede. Probabile il taglio di qualche ramo sporgente agli alberi lungo l’inedito o quasi percorso.
L’idea del percorso extra è venuta fuori quasi per caso. “A una cena con Antonio Febbraro – ricorda Rossi – che è stato addetto al trasporto, è venuta l’idea di rifare il tragitto del 1952, che lui ha percorso da facchino”. Febbraio ieri mattina era presente alle prove di girata.
Il tratto aggiuntivo ha un dislivello di quattro metri e mezzo. Al ritorno la Macchina dovrà affrontare una leggera salita.
Per adattarsi alla situazione, anche il passo adottato dai facchini sarà diverso. Lungo a scendere, passo veloce a salire.
Sulla via del ritorno le guide da dietro daranno una mano spingendo, per far sopportare meglio il peso a chi si trova sotto la Macchina.
Giuseppe Ferlicca
Fotogallery: Prova di girata a via Marconi – Il raduno al monumento ai Facchini
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