Viterbo – Venti giorni nel migliore dei casi, cinque mesi nel peggiore e chissà quanti avvisi ancora in stallo da qualche parte o persi per sempre.
Inviare una raccomandata e vedersi rispedire la ricevuta di ritorno sembra ormai un miraggio, almeno in alcune zone di Viterbo. Una situazione che se ad alcuni può arrecare nulla più di una scocciatura, per altri può diventare un vero e proprio disagio con delle conseguenze, anche economiche, notevoli.
Ma l’avvocato Roberto Alabiso e la sua collega Eleonora Olimpieri hanno deciso di andare fino in fondo. Stamattina presenteranno un esposto alla procura della Repubblica di Viterbo nei confronti di Poste Italiane spa. Perché quello che sembra soltanto un disguido, può avere risvolti ben più gravi che potrebbero concretizzarsi in un ipotesi di reato.
“Se devo notificare un atto a qualcuno – spiega l’avvocato Alabiso -, come quotidianamente succede nello svolgimento della mia professione, sono tenuto a farlo attraverso la raccomandata postale con ricevuta di ritorno. L’operazione può dirsi conclusa soltanto quando mi ritorna l’avviso di ricevimento altrimenti l’atto in questione dopo un tempo prestabilito scade, perde efficacia. Ora, negli ultimi mesi per settimane e settimane non me ne è tornato indietro nemmeno uno. Come è possibile?”
Inutile, poi, riuscire a sapere anche telefonicamente se l’atto sia stato in realtà recapitato. Senza l’avviso di ricevimento tutto ciò non ha comunque alcuna valenza.
“Nessun giudice e nessun ufficiale giudiziario – continua il legale – può ritenere valida una spiegazione orale o chissà quale altra “prova”. Senza la ricevuta di ritorno l’atto, in pratica, è come se non fosse mai partito”.
Un modo per tentare di intercettare la spedizione c’è, ma passa nuovamente da Poste Italiane.
“Ho provato in più di un caso a contattare l’ufficio postale della città di destinazione dell’atto – prosegue l’avvocato – per chiederne notizie. L’unica cosa che possono fare, qualora il plico sia giunto a destinazione, è spedirmi il duplicato dell’avviso di ricevimento andato perduto. Ma, come è chiaro comprendere, anche in questo caso devo pur sempre aspettare che il postino di Viterbo me lo recapiti. Se la posta non arriva per settimane neanche quest’ultimo arriverà. Oppure finirà nella mia cassetta delle lettere con un ritardo clamoroso”.
Il ritardo arriva a toccare anche i cinque mesi. E spesso gli avvisi vengono recapitati a blocchi.
“Lunedì e martedì – racconta Alabiso – ne sono arrivati due gruppi per un totale di sedici. Il più recente era dell’11 giugno. Tra gli altri ce ne erano alcuni del 2o maggio, del 22 aprile e perfino uno del 7 marzo. Ovviamente la gran parte è scaduta. Alcuni atti, ad esempio, hanno una validità di 90 giorni. Qui parliamo di cinque mesi di ritardo…”
Una situazione al limite che ha spinto gli avvocati Roberto Alabiso e Eleonora Olimpieri ad agire concretamente. Perché il disagio, in questi termini, potrebbe sfociare nel reato.
“Abbiamo preparato un esposto nei confronti di Poste Italiane spa – conclude il legale – spiegando quanto sta accadendo. Sarà la procura a decidere cosa fare. Secondo noi è molto probabile che siano gli estremi per ravvisare almeno due ipotesi di reato: l’interruzione di pubblico servizio o, peggio, l’omissione di atti d’ufficio”.
Francesca Buzzi

