Montalto di Castro – (s.m.) – Bloccata su una sedia a rotelle dal 2005.
Aveva 36 anni quando ha smesso per sempre di camminare. Per Daniela Scatolini la vita non è più la stessa. Ma non è finita. E per fermarla ci vuole altro che una carrozzella.
Da due anni ha aperto un’agenzia disbrigo pratiche a Montalto di Castro. “Si chiama Progetto risarcimento – spiega -. E’ nata per aiutare le vittime della malasanità”. Chi meglio di lei?
Il suo caso finì su tutti i giornali, nove anni fa: aveva un angioma cavernoso. Un anomalo grappolo di vasi sanguigni nel midollo spinale che ha causato un’emorragia. La curarono con inutili flebo di cortisone e la rimandarono a casa finché le emorragie non diventarono cinque. Nell’ospedale fuori regione dove la presero per i capelli, arrivò già paralizzata. Riuscì a recuperare solo qualcosa. Non le gambe, rimaste da quel giorno inchiodate alla carrozzella.
Rimaneva la volontà di trasformare il dolore in medicina. La sua terribile esperienza in una mano tesa agli altri. E allora si è rimboccata le maniche. “Aiutare gli altri mi dà la forza per andare avanti – racconta -. E’ il motivo che mi ha spinta ad aprire l’agenzia, ma anche a portare avanti un’altra battaglia da sola. Si tratta di un progetto per la riorganizzazione dei servizi di un presidio socio sanitario a Montalto di Castro. Una struttura dotata di numerose stanze, ma che sfrutta appena un minimo delle sue potenzialità”.
Daniela la conosce perché ci ha lavorato. “Il centro ospita attualmente tre medici di base, il cup e alcuni specialisti, ma può fare molto di più per garantire servizi ai pazienti”. Finora ha chiesto aiuto al comune di Montalto, ma mai niente si è mosso. Il 20 maggio scorso ha consegnato il progetto personalmente in mano al ministro della Sanità Beatrice Lorenzin. Una breccia potrebbe aprirsi presto anche in Regione, tramite l’interrogazione di un consigliere che ha preso a cuore la questione. Che poi è semplice: avvicinare la sanità al paziente, riducendo disagi e spostamenti.
Tra i tanti punti elencati, il progetto prevede una segreteria. Una postazione fissa di primo soccorso, che eviti la tappa obbligata a Tarquinia. Un potenziamento del cup, per fare in modo che i pazienti non debbano spostarsi a Montalto solo per prendere una prenotazione. Stesso discorso per le visite specialistiche. Daniela Scatolini vuole “portare nel centro sanitario medici di varie branche, molti dei quali mai stati presenti a Montalto, per curare tutte le patologie presenti nel nostro paese: per cinque giorni a settimana, dal lunedì al venerdì, dalla 8 alle 20, si potrebbero ospitare specialisti a rotazione, sia privati che con la mutua”.
Alcune risorse sono già disponibili, ma restano inerti. Come la stanza di odontoiatria, mai utilizzata, secondo il progetto di Daniela, e che, invece, consentirebbe a tanti di risparmiare sulle richieste di finanziamento per curare i denti.
“La filosofia del progetto si basa su disponibilità, solidarietà, sanità ed efficienza – conclude Daniela Scatolini -. Tutti hanno il diritto di essere curati. Abbiamo una struttura che potrebbe diventare un punto di riferimento importante per i tanti pazienti dell’area intorno a Montalto. Anche solo per dei punti di sutura, siamo costretti ad andare a Tarquinia. I pazienti non possono macinare chilometri per una tac o una diagnosi: la sanità deve trovare il modo di raggiungerli”.


