Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ricorre in questi giorni il 60esimo anniversario della morte di Alcide De Gasperi. Le iniziative celebrative, spesso strumentali, si vanno moltiplicando. Non poteva mancare la polemica tra Sposetti e Fioroni sul festival dell’Unità che quest’ultimo vorrebbe dedicare al leader democristiano.
L’ex “margherita” darebbe una connotazione non in linea col passato e la storia del Partito comunista italiano. Ogni uomo porta con sé una memoria biostorica che lo contraddistingue nel corso della sua vita; oggi si direbbe che ha nel suo dna scritta una cultura che lo accompagna nelle scelte e nelle passioni.
Io, nel mio piccolo (si dice sempre così) sono un conservatore ma non passatista né nostalgico, e ho modificato in corso d’opera certe fascinazioni, diciamo così, politiche. Finiano deluso e berlusconiano pentito, aborro i tecnocrati e i banchieri mondialisti, ma ce ne sono di illuminati. Credo, inoltre, che il percorso di ognuno debba intraprendere delle soste e delle ripartenze, deviare se necessario e non certo per mero interesse.
Gli italiani tra tanti pregi, hanno pure quello di salire sul carro dei vincitori quando occorre: in questo caso sono atipico e me ne vanto. Ora, ci sono delle eccezioni e Sposetti è una di queste. Sostenere da “duro e puro” il comunismo perduto, è eroico, consentitemelo e lo dico senza sarcasmo.
Credere e abbracciare una posizione ideologica malgrado che in suo nome si siano perpetrati genocidi, torture, gulag, non dimostra rigidità mentale bensì fede. Ma il comunismo non è solo una macabra e sanguinosa eresia politica, è pure un sogno, un’idea di società egualitaria, senza classi, una scheggia impazzita del cristianesimo. E il signor Sposetti ha tanta di quella fede da far invidia. Quindi capisco la sua opposizione all’iniziativa del suo compagno di partito Fioroni.
Già, “compagno” si diceva. Il Pd si trova da tempo in una posizione a dir poco schizofrenica. Fare i conti col proprio passato non è cosa agevole, soprattutto quando non lo si è mai fatto. La trasformazione da comunisti a progressisti, fino a scivolare verso un ibridismo culturale tipico dei tempi di omologazione in cui viviamo, è impresa camaleontica a volte spudorata, ma tant’è.
Oggi si è di sinistra se si legge La Repubblica, se si partecipa a campagne sociali considerate (dai pensatoi transnazionali) politicamente corrette. Si è di sinistra se si è a favore dei palestinesi senza se e senza ma. Si è di sinistra se si appoggiano le politiche europeiste che uccidono le identità e sovranità nazionali (qui non si scantona, però, dal vetusto internazionalismo). Ovviamente il sostenitore della sinistra moderna è contro l’omofobia, lotta per i diritti civili di tutti i “diversamente uomini e donne”.
La sinistra difende ogni minoranza possibile, purché la maggioranza seguiti a dargli il voto. Sposetti, invece, è tetragono, fedele alla linea, strenuo alfiere del partito-di-una-volta, non transige sui principi non negoziabili. Egli è un comunista, di quelli che non accettavano di buon grado tra le proprie fila Pasolini a causa della sua critica all’ideologia.
È per il contributo economico pubblico ai partiti, di modo che non siano condizionati dai privati. Non gliene faccio certo una colpa, la coerenza non è un difetto come oggi si sostiene, ma un valore aggiunto, in tempi in cui non ci sono più certezze.
Angelo Ciccarella

