Viterbo – Talete, compensi tagliati e Pd spaccato.
Trattandosi di vicende interne alla società idrica, il colpo di scena ieri all’assemblea dei soci non poteva mancare e alla fine c’è stato.
Una volta eletto il nuovo consiglio d’amministrazione (Bonori presidente, Mezzetti e Fedele consiglieri), il sindaco di Marta Lucia Catanesi (Pd) ha proposto la riduzione degli stipendi al cda.
Di quanto? Il 10 per cento. Chi offre di più?
Qualcuno ha proposto il 15% al presidente e il 10% ai consiglieri, ma altri, all’interno dello stesso Partito democratico erano per lasciare tutto così com’è.
In linea con una parte di primi cittadini del centrodestra secondo cui non si risolvono con poche centinaia di euro i problemi di Talete. Più che tagliarsi i soldi, dovrebbero far funzionare la società idrica.
Alla fine passa la linea del doppio taglio, meno 10% ai consiglieri e meno 15% al presidente.
Bonori nemmeno è entrato e già gli hanno tolto qualcosa.
La scelta ha agitato le acque nell’assemblea dei soci e non poteva essere altrimenti. Diversi colleghi sindaco e di partito di Catanesi non l’hanno seguita: Bambini (Acquapendente) ha votato per lasciare tutto così com’è e altrettanto ha fatto il collega di Civita Castellana Angelelli.
Alla fine, taglio sarà. Pure al collegio dei revisori e in questo caso si tratta davvero di spiccioli.
Porta a casa, invece, una vittoria politica personale il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini.
Prima di nominare il cda è riuscito a far passare ai suoi colleghi la linea d’indirizzo che dovrà darsi Talete.
Entro dicembre la società deve dotarsi di un piano industriale, un progetto, una due diligence da presentare a gennaio.
“Un piano – spiega Michelini – dettagliato e preciso da cui si capiscano in modo inequivocabile gli obiettivi e come perseguirli.
Dotando magari il cda di un direttore generale. I conteggi vanno affidati a un soggetto esterno. La società va riprogettata, tenuta in equilibrio, abbattendo i costi di gestione.
Non è possibile continuare a rincorrere le passività di Talete, da coprire poi con aumenti di tariffa. Il consiglio d’amministrazione è un organo politico che si prefigge un obiettivo, ma per la gestione serve una figura specifica. Che deve svolgere il suo compito.
Se dovesse costare centomila euro l’anno, ma fruttare un milione in risparmi, va bene.
Talete deve lavorare al meglio. Non è possibile immaginare che abbia 170 dipendenti e non sia gestita da una struttura adeguata.
Il consiglio d’amministrazione non può organizzare un piano industriale da solo. Va redatto e poi spetterà ai sindaci approvarlo”.
Bonori e i suoi hanno già un bel compitino.
Alla nomina del nuovo cda si è arrivati tre ore dopo l’orario di convocazione dell’assemblea.
Dalle 10.30, inizio alle 13. I sindaci di centrodestra, che in assemblea sono minoranza, sono stati i primi concludere. La loro scelta di presentare Marco Fedele, presidente uscente nel cda, ha messo in crisi l’altra parte.
Saltata la possibilità di una lista unica, sono iniziati gli incontri e gli scontri.
Fino al via libera del trio Bonori – Mezzetti – Fedele. E’ stata l’ultima volta in cui Mauro Mazzola da Tarquinia ha votato per senso di responsabilità. “La politica – precisa Mazzola – nelle società non deve esserci.
Vanno messi tecnici che devono portare risultati, risparmio ed efficienza. E’ l’ultima volta che io voto per senso responsabilità.
Sono per il rinnovamento totale. Tra quattro mesi deve esserci un risultato e nessuno immagini che ci siano proroghe. Il 2 gennaio Tarquinia deve essere dentro Talete”.
Meroi non è molto convinto sugli esperti esterni proposti da Michelini e ribadisce il no secco ad aumenti della tariffa.
Insomma, la solita discussione. E’ normale. Talete cambierà dal prossimo anno.
Giuseppe Ferlicca



