Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Desta preoccupazione la sorprendente – e anche un poco incosciente, invero – indifferenza della politica alla situazione quasi disperata in cui versa l’acqua pubblica nella nostra provincia.
Già in condizioni economiche e finanziarie ordinarie del gestore, la criticità derivante dalla circostanza che questo territorio – più di ogni altro in Europa! – sia per la sua gran parte privo di acqua potabile, con gli oneri che ne derivano in termini di investimenti necessari per fornire ai cittadini un servizio irrinunciabile (come è l’acqua potabile nel secondo decennio del terzo millennio) dovrebbe far tremare i polsi.
A ciò si aggiunge la situazione della società gestrice, Talete spa, che è tecnicamente sull’orlo del fallimento.
Un bilancio attivo per poco più di mille euro significherebbe, se fosse esatto, che i debiti potrebbero essere pagati in molti decenni… se fosse esatto, perché in realtà vanta tra le partite attive crediti per oltre 6 milioni di euro che non è difficile comprendere siano in effetti almeno in parte inesigibili.
Ma il fatto (nel senso di fatto oggettivo) è che Talete – e con essa la gestione dell’acqua pubblica – è stata distrutta dalla incapacità della politica (la politica di questa terra). Già nel suo primo periodo di vita, in cui si occupava semplicemente di censire le risorse del servizio idrico integrato – una attività complicatissima che è stata gestita con un consiglio di amministrazione (tutto politico) che ha contato fino a undici consiglieri, tre sindaci, più i supplenti (!) Talete ha cominciato ad accumulare debiti.
Per poi proseguire con una gestione incredibile, a tratti allucinante, nella completa assenza di prospettive strategiche e di innovazione, si è accompagnata una approssimazione che è sfociata talvolta nella assenza di indicazioni anche minime.
Mentre, nel frattempo, in un Ato che già nasce debole, tanti comuni si sono semplicemente rifiutati di rispettare gli obblighi di ambito – non partecipando alla gestione condivisa – senza che ciò portasse ad alcuna conseguenza; e siccome un ambito territoriale è ottimale nel suo complesso (e proprio per la sue identità complessiva), la gestione comune orbata di pezzi rilevanti senza alcuna logica territoriale, è naufragata…
Sarebbe stata una sorpresa il contrario, semmai…
Di tutto questo è corresponsabile tutta la classe politica di questi territori di questi ultimi anni, né il centrosinistra può chiamarsi fondatamente fuori dalle responsabilità – pur essendo assai spesso stata minoranza.
E, anzi, per la verità, il partito democratico è colpevolmente corresponsabile se non altro nella misura in cui non ha fatto seguire alcun dibattitto, né assunto alcuna iniziativa, a seguito delle dimissioni di Claudio Curti, unico amministratore tra le decine che si sono susseguite, ad avere avuto una visione strategica, ad avere informato e ad avere proposto; nel silenzio più assordante che lo ha costretto alle dimissioni!
E non è un caso che si tratti dell’unico tecnico, dell’unico vero amministratore tra tante nomine di sottopolitica.
Ora, non è più rinviabile che il partito democratico (almeno) impegni in una direzione o in una assemblea tutti i suoi amministratori a rispettare le decisioni imposte dalle necessarie economie e prospettive strategiche di un ambito.
Non è più rinviabile una due digilence (una analisi tecnica imparziale ed affidabile) che accerti – dati contabili alla mano – se Talete spa può sopravvivere e con quali prospettive; un lavoro che non richiederebbe più di tre – quattro mesi, e che in questi termini va terminato, se vogliamo davvero cambiare verso.
Poi si adeguino le tariffe alla prospettiva strategica, che, però, non può che prevedere la fornitura in tempi certi di acqua potabile a tutta la Provincia.
In altri termini, le tariffe si possono e si devono aumentare; ma soltanto a fronte del miglioramento del servizio, che in questo caso significa acqua potabile ai cittadini.
Infine, da subito, Talete Spa deve avere un amministratore unico; un manager competente di reti di distribuzione complesse, ma anche di ristrutturazione societaria e di gestione di risorse materiali e umane. Non il solito vecchio politico, più o meno ex…
Un dirigente di impresa di sicura professionalità e competenza, da individuare anche mediante procedure trasparenti, o nell’accordo di tutti i sindaci dell’Ato, con incarico al massimo biennale, e con obiettivi prestabiliti – negli standards e nei tempi – dall’unico organo di indirizzo che è l’assemblea dell’Ato.
Questa deve essere la proposta del partito democratico – che così deve cambiare verso anche a questo…
Piazza democratica Pd
