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Antonello Ricci omaggia la comunità nepesina

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La passeggiata racconto di Antonello Ricci

Una passeggiata racconto di Antonello Ricci

Nepi

Nepi

Nepi – Le passeggiate/racconto del duo Ghaleb & Ricci chiudono il fortunato ciclo 2014 sbarcando a Nepi nell’ambito del Festival Stradella con un omaggio itinerante alla comunità nepesina. Appuntamento sabato 6 alle 17 presso la Rocca dei Borgia.


Non tutti forse sanno.

Che l’oste de La disfida di Barletta non era pugliese bensì di Nepi e che il suo soprannome era Veleno.

Che l’acquedotto e le muraglie che fanno da sfondo all’assalto della banda di barbari su cui principia L’armata Brancaleone non sono rovine dell’antica Roma: si tratta invece delle mura rinascimentali nepesine, fatte tirar su dai Farnese colte dalla cinepresa presso la Bottata.

Che intorno al 1520 Nepi rischiò di diventare ducato di un duca-poeta improvvisatore: eh sì, perché in che altro modo appelleremmo oggi Bernardo Accolti, se non con l’epiteto di “poeta a braccio”? (Tanto noto fu ai suoi contemporanei, l’Unico Aretino, da finire immortalato fra i personaggi de Il Cortegiano del Castiglione. Non importa poi molto se le cose – ahi-lui! – presero altra e diversa china…)

Che un musicista nepesino (per anagrafe e gioventù) annoverato fra i più significativi del nostro Seicento – parlo di Alessandro Stradella – volle a un certo punto musicare certi versi composti da Flavio Orsini (quinto duca di Bracciano, col pallino della musa poetica e teatrale). Quell’opera s’intitolava Moro per amore e fu come dire nomen omen. Tradizione vuole infatti che proprio per amore Alessandro finì morto ammazzato: trasferitosi a Venezia per lavoro, pare s’innamorasse (malauguratamente contraccambiato) dell’amante di un tal de’ tali patrizio veneziano; fuggito dalla laguna fino a Genova per scamparne le rappresaglie nell’immediato, fu comunque raggiunto tempo dopo e accoltellato da sicari prezzolati del cornuto e incazzatissimo veneziano… Aveva ragione mia madre che chiosava sempre (anche quando non parlava d’amore, a onor del vero): Oddio, moro!

Che infine tra Sangallo il Giovane (architetto dei Farnese) e Ascanio Celsi, tra lo splendido portico del palazzo Comunale e le raffinate grottesche che impreziosiscono quel certo palazzo giù in fondo a via Garibaldi (scrigno di manierismi immortalato ormai anche su Vanity Fair con tanto di Scamarcio in posa) al viaggiatore del presente (che sia auspicabilmente curioso; con un bagaglio, anche minimo, di buone letture – che certo non guasterebbero; e sappia resistere alle sirene del turismo frettoloso: quel turismo-gatta che sgrava sempre gattini ciechi)… ebbene: altro che borgo!

Nepi si rivela città vera, città tout court, petit capitale “mancata” (certo più fortunata della consorella Castro): e sa sorprenderti con l’aristocratica accoglienza dei suoi spazi, col suo impianto urbanistico costellato di gioielli architettonici (dalla Rocca dei Borgia al già citato palazzo Comunale; dal Duomo, riccamente affrescato, ai già evocati affreschi di palazzo Celsi).

A testimonianza che per quanto il tempo divori immensi spalti e uccida città intere (ben oltre che uomini singoli), la bella Nepi dovette assaporare una tutta-sua e felice felicissima stagione. Serbandone, qua e là, vago il ricordo, come in un sogno.

Se poi, caro turista, la tua curiosità oppure il fato dovessero condurti qualche volta a passeggiare fin giù dabbasso nelle “viscere” della Rocca. Se allora procederai nella penombra semi-ipogeavarcando archi medievali, sfilando fra muri di conci posti in opera dai Falisci e dai Romani, calpestando le levigate basole dell’antica via Amerina, allora potrai ritenerti fortunato: starai provando infatti in prima persona – in mezzo a rovine che rappresentano un irripetibile meltin’ pot estetico e pedagogico – quel prezioso (quanto puro) senso del tempo-senza-storia del quale l’antropologo francese Marc Augé ha saputo riconoscere e definire valore e funzioni per il presente (e per il futuro) della civiltà. Ma questo – ahimè – è già tutto un altro racconto.

Un’altra passeggiata. Mentre io sono un poco stanco (e non vorrei straparlare). Perciò sarà meglio se ci diamo appuntamento a un’altra occasione: ci vediamo l’anno prossimo, se sei d’accordo. Io, tu e il Santo Editore Ghaleb.

Antonello Ricci

 


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