Viterbo – Proiettili di kalashnikov. Pettorine della finanza. Una pistola giocattolo trasformata in arma vera (fotocronaca: Il materiale sequestrato e i rapinatori in azione – slide – video: Il colonnello Conte: “Prenderemo anche il terzo rapinatore” – Le immagini della rapina).
Erano equipaggiati di tutto punto i rapinatori della Carivit di Bassano Romano. Equipaggiati e spregiudicati.
Il 30 luglio sono entrati nella filiale a volto scoperto, camuffati solo da occhiali da sole e da vista con montatura bianca. Non avevano nient’altro a coprire il viso. I carabinieri li hanno acciuffati stanotte, nella loro case in provincia di Roma.
Si chiamano G.V. e A.D.M.. Sono italiani sui cinquant’anni. Originari uno del Foggiano, l’altro della provincia di Palermo.
Disoccupati, anche se facevano una vità da pascià tra villette e Jaguar. E soprattutto, pluripregiudicati. Vantano un ricco curriculum di precedenti penali per rapina e molto altro. Ma rintracciarli sulle banche dati delle forze dell’ordine non è stato facile.
Uno dei due risultava irreperibile. Dal primo sono risaliti al secondo. Le ricerche del terzo vanno avanti a tamburo battente, anche grazie ai tabulati telefonici.
“Le telecamere della banca hanno ripreso tutte le fasi della rapina – spiega il colonnello Mauro Conte, alla sua prima conferenza stampa a Viterbo -. Si sono presentati all’orario di chiusura, simulando un controllo fiscale. Hanno esibito divise e tesserini della guardia di finanza. I due dipendenti, un uomo e una donna, non potevano che farli entrare”.
I rapinatori hanno agito con calma, prendendo tutto il tempo necessario. Prima hanno appeso un cartello all’ingresso della filiale, per informare della chiusura e non far entrare nessuno. Poi hanno controllato il tempo di apertura della cassaforte: un’ora e mezza, durante la quale i dipendenti sono stati trattenuti per il finto controllo, fino all’apertura della cassa. A quel punto, i finti finanzieri li hanno costretti a scendere nel sottoscala e rinchiusi in uno stanzino. Da quel momento in poi, hanno agito ancora più indisturbati: il tempo di arraffare 180mila euro e scappare a bordo di una Grande Punto ridipinta di grigio, per renderla più simile a quelle della finanza. L’auto era stata rubata a Terni a febbraio.
Professionisti e grandi attori: si erano calati perfettamente nei panni di ufficiali delle fiamme gialle. Dentro la banca si chiamavano “capitano” e “comandante” per rendere il controllo più credibile.
Il cerchio si è stretto in un mese e mezzo di indagini, partite dall’analisi dei filmati della banca e dalle descrizioni dei dipendenti. Stanotte il blitz della cattura, chiamato “Point Break”, dal celebre film con Patrick Swayze e Keanu Reeves sulla banda che assaltava le banche della contea di Los Angeles.
Per il colpo a Bassano erano attrezzatissimi. I carabinieri hanno sequestrato una vasta mole di materiale. Dalle pettorine della finanza (una sicuramente autentica), alle targhe contraffatte con il marchio gdf. E poi tesserini artigianali, una divisa della polizia, manette, cellulari, proiettili di kalashnikov, la pistola giocattolo modificata e in grado di sparare. Fino al silicone con cui coprire le dita, per non lasciare impronte.
Solo il bottino, per ora, non è stato trovato. Ma l’indagine è ancora aperta. E la cattura dei due presunti autori del colpo in poco più di un mese e mezzo è una forte risposta al territorio, grazie all’intesa tra i vari reparti e alla sinergia con la procura. Il pm Stefano D’Arma ha emesso subito il provvedimento di fermo per rapina, ricettazione, sequestro di persona, usurpazione di titoli e detenzione di arma modificata.
G.V. e A.D.M., al momento, sono a Regina Coeli e a Borgata Aurelia, in attesa della convalida dell’arresto. Non è escluso che, oltre alla rapina a Bassano, i due abbiano messo a segno altri colpi con modalità analoghe, sul territorio nazionale.
“I miei uomini hanno lavorato giorno e notte – dichiara orgoglioso il colonnello Conte -. Dal nucleo investigativo al reparto operativo di Viterbo, fino alla compagnia di Ronciglione, compreso il Norm e i militari di Bassano Romano. Un grande risultato, frutto di uno sforzo collettivo”.
Stefania Moretti









