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Costretta al sesso orale, confermata la condanna a otto anni

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Vetralla

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Gli avvocati Floriana e Stefano Clementi

Gli avvocati Floriana e Stefano Clementi

Vetralla – (s.m.) – Otto anni per averla costretta al sesso orale.

Regge anche in appello la condanna ad Adrian Ciubotaru, 36enne romeno arrestato a giugno dell’anno scorso per violenza sessuale.

Ciubotaru aveva già preso otto anni di reclusione in primo grado. Ieri non gli è andata meglio al processo bis davanti alla Corte d’appello di Roma.

I giudici non hanno applicato il minimo sconto. Sentenza uguale a quella precedente. Con la sola differenza che il 36enne, che finora si era sempre avvalso della facoltà di non rispondere, ha preso la parola in aula per negare gli abusi sessuali, ammettendo comunque di aver picchiato la ragazza e il suo compagno. Non gli è servito.

Anche secondo i giudici d’appello, quella in casa della coppia, l’11 giugno 2013, fu un’aggressione gratuita dopo un’irruzione in piena notte. I due fidanzati vengono svegliati alle 2 del mattino da qualcuno che armeggia con la porta. E’ Ciubotaru che cerca di entrare, ci riesce e mette le mani addosso prima a lui e poi a lei.

Dalla ragazza, però, vuole anche qualcos’altro. Per questo la trascina con sé al piano di sotto, dello stabile in via Borgovecchio, a Vetralla. La ragazza viene spogliata e costretta a un rapporto orale. Ascoltata in aula, davanti ai giudici viterbesi, dirà di aver scampato una violenza sessuale completa solo perché aveva le mestruazioni. Lui si prende quello che vuole. Finché lei non riesce a divincolarsi e a buttarsi dalla finestra, quando sente qualcuno dietro la porta. E’ il suo uomo che la cerca disperato. “Pensavo fossero gli amici di Ciubotaru che volevano violentarmi anche loro”, racconta la giovane donna sempre al processo di primo grado. 

Lei e il compagno si sono costituiti parte civile, tramite gli avvocati Stefano e Floriana Clementi. La difesa di Ciubotaru, rappresentata dall’avvocato Roberto Massatani, ha sostenuto che l’accusa di violenza sessuale fosse infondata: l’imputato era arrabbiato perché gli erano spariti da casa alcuni asciugamani. Sarebbe stato solo l’ultimo di una serie di furti che aveva subito e dei quali incolpava la coppia. Avrebbe portato di sotto la sua connazionale solo per fargli vedere che gli mancavano quegli asciugamani.

Ipotesi ritenuta poco credibile dai giudici, che hanno anche respinto la richiesta di scarcerazione. A un anno e tre mesi dai fatti, Ciubotaru resta in carcere. 

 

 

 


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