Viterbo – Niente da fare per Gianfranco Fiorita.
Il dentista viterbese, latitante per quattro anni, resta a Mammagialla.
Il giudice Eugenio Turco ha respinto l’istanza di scarcerazione dell’avvocato Roberto Alabiso, difensore di Fiorita fin dalla prima ora.
E’ la seconda richiesta analoga in poche settimane che la difesa si vede rigettare. Il motivo è che niente è cambiato, rispetto all’ultima richiesta. Nessun elemento di novità è intervenuto a cambiare in meglio la situazione del dentista, accusato di essere scappato in Paraguay con più di 660mila euro, tra cui gli anticipi del clienti, lasciati con i lavori a metà.
Adesso, non resta che la strada del tribunale del Riesame. Il ricorso era già stato depositato la scorsa settimana. Fiorita può solo aspettare l’udienza e incrociare le dita.
Le manette ai polsi del dentista 56enne sono scattate il pomeriggio del primo settembre. Ad attenderlo, all’aeroporto di Fiumicino, c’erano gli agenti della squadra mobile di Fabio Zampaglione, terza sezione reati contro il patrimonio, coordinata dal sostituto commissario Marco Buttinelli.
Era il 14 ottobre 2010 quando Fiorita fece perdere le sue tracce. Quella stessa mattina, alcuni giovani odontoiatri lo aspettavano all’aeroporto per partire con lui. Destinazione Paraguay, per uno stage organizzato dal dentista. Ma Fiorita partì da solo.
Portandosi dietro le caparre degli stagisti. Le quote versate dai suoi soci. I profumati acconti dei clienti che, intanto, continuavano a restituire a rate i prestiti aperti con le finanziarie che Fiorita stesso consigliava.
Dopo quattro anni e l’inizio di un processo per appropriazione indebita, Fiorita si reca spontaneamente al consolato. Arrestato qualche mese fa in Paraguay per maltrattamenti sulla moglie, gli viene sequestrato il passaporto. Non ha più libertà di movimento. E al processo in Italia con 49 parti civili pronte a chiedergli i danni, è arrivato il suo momento, dopo l’ascolto dei testimoni dell’accusa.
Il dentista pensa di poter essere ascoltato subito. Non sa che, probabilmente, nessuno lo sentirà prima dell’8 gennaio, data della prossima udienza del processo al tribunale di Viterbo.




