Viterbo – Torna libero l’infermiere accusato di aver aiutato una madre a disfarsi della sua bimba.
L’uomo era ai domiciliari per omicidio volontario, occultamento di cadavere ed esercizio abusivo della professione.
L’arresto era scattato a giugno. Per il pm Franco Pacifici, è stato l’infermiere viterbese a procurare alla 24enne romena l’ossitocina per stimolare le contrazioni. La giovane donna, già mamma di un bimbo lasciato dai familiari in Romania, lavorava in un night quando ha conosciuto l’infermiere.
La sua bambina nasce al settimo mese, proprio con l’aiuto di quel farmaco e di una ricetta medica falsa. Subito dopo, il feto viene buttato in un cassonetto tra i rifiuti. Lì resta finché la madre non arriva in ospedale con un’emorragia. Dall’ospedale parte subito la chiamata alla polizia, allertata anche da un passante che trova il piccolo fagottino nel secchione. La madre confessa. Ma all’arrivo della squadra mobile, la neonata è già morta. E’ il 2 maggio 2013.
C’è una confessione. C’è il video delle telecamere della pizzeria in via Solieri, a due passi dal cassonetto. E c’è un complice, inizialmente additato come il compagno della donna: è l’infermiere. L’uomo dirà di aver accompagnato la 24enne fino al cassonetto dove lei ha gettato una busta. Ma giura di ignorare quale fosse il contenuto.
La procura ha ingaggiato un duro scontro con gip e difesa per vedersi confermare non solo l’accusa di soppressione e occultamento di cadavere, ma anche quella di omicidio. La vicenda è finita per due volte in Cassazione. E a distanza di un anno, l’infermiere si è visto notificare un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari.
Il gup del tribunale di Viterbo Salvatore Fanti l’ha revocata nei giorni scorsi, su istanza dei suoi legali Maria Antonietta Russo e Samuele De Santis. All’indagato resta solo l’obbligo di firma. E a gennaio, l’udienza preliminare.
