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Maggioranza allo sfascio, tutti contro tutti

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Leonardo Michelini

Leonardo Michelini

Paolo Simoni

Paolo Simoni

Giulio Marini e Claudio Ubertini

Giulio Marini e Claudio Ubertini

Viterbo – La seduta di consiglio comunale ieri è cominciata male e finita peggio. Prima della campanella d’inizio, le discussioni fra consiglieri, quindi è scontro nella maggioranza pure fra i banchi, quando si discute la proposta di De Dominicis (Movimento 5 stelle) per devolvere l’8 per mille all’edilizia scolastica.

Solo che non si può. Perché l’assessora Saraconi annuncia come la giunta abbia deciso di destinare diversamente le somme che il comune incasserà. Recupero beni storici.

Come l’ha deciso? Marini (FI) chiede gli atti. Non ci sono. E dal Pd, il capogruppo Francesco Serra casca dalle nuvole.

“Non ero stato informato – precisa Serra – per quanto ne so io, avrei votato la mozione di De Dominicis”.

Il capogruppo del principale partito che sostiene Michelini non era a conoscenza di un atto d’indirizzo su cui il consiglio è chiamato a esprimersi. Paradossale. La politica non abita a palazzo dei Priori.

Sta di fatto che Serra prova comunque a metterci una pezza: “Visto che stiamo discutendo di una proposta – osserva Serra – almeno spendiamo bene il tempo, approviamola con l’impegno che il prossimo anno sarà la priorità dell’amministrazione”.

Si parla di scuole, non di destinare l’8 per mille alle balere. Per quanto…

Ma Serra si accorge che l’assessora è contrariata: “Assessore, nemmeno così va bene?”.

Il capogruppo Pd aveva intuito bene: “Non credo sia giusto – osserva Saraconi – ipotecare un anno prima cosa faremo il prossimo. Potrebbero esserci leggi e norme nuove”.

Nessuno vieta di tornare indietro se la norma cambia. Ma ormai il disastro politico è compiuto.

Si va al voto. Il sindaco Michelini vota no, ma larga parte del Pd, tranne Scorsi e Frittelli non lo segue, preferendo astenersi.

Votano no Oltre le Mura e Viva Viterbo e sì la maggioranza. Finisce otto a otto. Pari. Bocciato.

Per un nulla, sarebbe bastato un voto e l’approvazione era fatta.

Il clima si surriscalda.

L’assessore Alvaro Ricci chiede l’anticipazione di tre punti, fra cui alcuni di una certa urgenza.

In sala non c’è il consigliere Livio Treta e quando comincia l’appello nominale, Paolo Simoni (Oltre le mura) esce.

Il capolavoro adesso è perfetto.

La minoranza si rende conto delle difficoltà del centrosinistra, non hanno i numeri ed esce.

Di conseguenza, manca il numero legale. Alla fine non se ne farà nulla. Tutti a casa.

Giuseppe Ferlicca

 


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