Viterbo – “Quella di corruzione era un’accusa insopportabile, per me che mi sono iscritto al Fronte della gioventù dopo la morte di Falcone e Borsellino”.
Mauro Rotelli non aggiunge altro alla sentenza del processo mense.
Il collegio dei giudici, presieduto da Maurizio Pacioni, ha qualificato l’accusa di corruzione in abuso d’ufficio, dichiarandola prescritta insieme alla turbativa d’asta, per tutti e tre gli imputati: l’ex assessore viterbese ai Servizi sociali Mauro Rotelli, il dirigente comunale Mario Rossi e la titolare dell’Euroservice Catering Anna Telesco. Tutto prescritto in ogni caso. Ma significa che, per la terna giudicante, i reati ipotizzati inizialmente non c’erano.
“Se il gip avesse ricevuto una richiesta di arresto per abuso d’ufficio, probabilmente non l’avrebbe accolta”, spiega l’avvocato Roberto Massatani. Rotelli, invece, è stato arrestato per corruzione e turbativa d’asta.
54 giorni ai domiciliari che ha voluto imprimere sulla sua pelle: anni fa, si è tatuato sul braccio il numero 54.
L’altro numero da tenere a mente, perché ha segnato la sorte processuale di Rotelli, è il 7. Come i sette anni tra l’arresto e oggi. E i sette anni e mezzo trascorsi dai fatti, termine ultimo per far scattare la prescrizione.
Un tempo troppo lungo per arrivare a una qualsiasi pronuncia nel merito. Di fatto, non ci sono né innocenti, né colpevoli. Resta la soddisfazione di un’accusa alleggerita.
“Soddisfazione a metà – commenta l’avvocato di Rossi, Giovanni Labate -. Da una parte, è una vittoria il fatto di vedersi scrollare di dosso una pesante accusa di corruzione. Dall’altra, non riteniamo di aver commesso neppure un abuso d’ufficio”.
Potrebbero esserci margini per fare appello. “Valuteremo – dichiarano gli avvocati di Rotelli, Massatani ed Elisabetta Rampelli -. I giudici potrebbero aver ritenuto abuso d’ufficio la determina di affidamento dell’appalto, dirigenziale e non consigliare. Ma non è stato Rotelli a fare quella determina”.
L’appalto ‘incriminato’ delle mense risale al 2005. Il pm Franco Pacifici ipotizzava uno scambio tra Rotelli e Anna Telesco: a lei l’appalto; a lui assunzioni pilotate, catering gratuiti e tessere di An. Con la complicità del dirigente Mario Rossi, che oggi si dice “amareggiato e deluso”. “Senza assoluzione non posso chiedere alcun risarcimento, dopo essere stato a processo per tutto questo tempo. Ci si rimette in salute, tempo, soldi. Sono stati anni durissimi”.
Telesco è l’unica assente. Mentre Rotelli e Rossi ci sono, come a ogni udienza. Accusa e difese prendono la parola per l’ultima volta. L’ultimo affondo del pm che, per Rotelli, parla di “gestione personale della cosa pubblica”. Mentre l’avvocato Massatani risponde che “va distinto il comportamento politico lecito da quello illecito” e che “è nocivo fare di tutta l’erba un fascio”. Un’ora e mezza di scontro in aula. Mezz’ora di camera di consiglio. La sentenza a mezzogiorno. Poi è festa.
Rotelli viene avvolto dai suoi amici. A sostenerlo, ieri mattina, c’era anche il portavoce regionale di Fratelli d’Italia Marco Marsilio.
Non vuole foto. Si allontana subito. Rilascia una dichiarazione in fretta e promette su Facebook: “Ci vediamo nella mischia”. Il suo partito non aspetta altro.
Il portavoce Marsilio assiste a un’udienza e conclude che Rotelli “non doveva nemmeno essere processato”. La sezione di FdI-An si augura che, adesso, “il suo impegno politico, peraltro mai venuto meno, possa riprendere con maggior vigore”. La sua nuova vita politica può cominciare.
Stefania Moretti







