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“S’impara più da una sconfitta che da una vittoria”

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pallone da calcio in campo

Monterosi – Riceviamo e pubblichiamo – Nella mia vita da regista, più degli aspetti tecnici e creativi, ho sviluppato una qualità, se proprio vogliamo definirla tale, di “bonificatore del territorio”.

Una sorta di “impresa delle pulizie” individuale, tesa a disinnescare tensioni e guerre intestine, sciocche quanto inutili dispute e, insomma, tutto quel bagaglio umano che, da secoli, oltraggia la dignità, il buon senso e il rispetto.

Così, quando mi fu proposto di entrare nel gioco del calcio, seppi immediatamente che entravo nella “guerra” del calcio.

Intrighi, sospetti: qual meraviglia! Va bene, mi son detto, vediamo che si può fare.

Forte del mio progetto “No Fair No Play”, condiviso con illustri personaggi dello sport, mi sono rimboccato le maniche e son partito. Ed eccoci qua, alla prima di campionato: Real Monterosi 2,Trastevere 4.

Fine della storia? Ma quando mai, l’inizio.

Il risultato di una partita, al di là dei meriti, è fatto di imponderabili non prevedibili: palo non palo, tiro dentro tiro fuori di un millimetro, eurogoal irripetibili, il tiro della “domenica” etc. etc..

Ma io osservavo ben altro, cosa aveva prodotto nella mia squadra e nel pubblico il lavoro di bonifica e un piccolo sorriso mi omaggiò della sua presenza: il titolo? “Qualcosa c’è”.

Nel lungo mese di preparazione avevo costruito un ambiente sereno, uno spogliatoio allegro e coeso e uno staff tecnico determinato e in perfetta simbiosi. Tutto lasciava intendere che le mie “raccomandazioni” si sarebbero trasformate in atteggiamenti precisi in campo anche se, ero certo, non completamente.

E così è stato. Anche se trattenute e compresse le reazioni della squadra assomigliavano alle “solite” reazioni dei calciatori contro l’arbitro e contro gli avversari. Ma non completamente, qualcosina aleggiava nell’aria. Che sia stato questo black-out della coscienza ad intorpidire l’agonismo della squadra?

Questo piccolo germe ha forse rosicchiato la veemenza tipica del calcio? Chissà.

Se così fosse, la responsabilità è tutta mia e me ne arrogo tutti i diritti, perché è solo per questo che sono qui, non per vincere gli scudetti. Fosse dipeso da me avrei disputato l’Eccellenza con la Juniores, sia chiaro a tutti.

C’è un progetto ben preciso alla fonte: cambiare il calcio, completamente. Perché il calcio, amici miei, è la fotografia di un malessere che coinvolge ben altri panorami. Detto questo rendo omaggio al Trastevere, ho notato anche in questa squadra un ottimo lavoro di educazione e di signorilità, complimenti.

Vi aspettiamo al ritorno, a casa vostra, sperando in un’identica accoglienza. Ma anche con dei miglioramenti comportamentali, per dare credito al vostro lavoro. Mi riferisco alle continue “sceneggiate” per perdere tempo quando il pareggio aleggiava prepotente e solo il ”Caso” lo ha impedito. Perché è il ”Caso”, che se volete è un dio dell’Olimpo dispettoso, a decidere i vinti e gli sconfitti, c’è poco da dire o da fare.

Certamente essere bravi rende più difficili gli scherzetti del “Caso”, è ovvio. Voglio spendere due parole sulla direzione arbitrale, vissuta per la prima volta così da vicino. Quale stupore e meraviglia apprezzare il buon senso, la professionalità e la capacità decisionale del direttore di gara e dei suoi assistenti: fantasticamente bravi.

Sempre attenti, presenti, educati e mai protagonisti. E comprensivi verso le reazioni esagerate, come bravi padri di famiglia. Che dire? Vorrei vederlo sempre, ogni domenica, su ogni campo di calcio.

Aiutati magari dalla moviola, perché no? E adesso un saluto al caro Alberto Savino e a tutto lo staff tecnico. Bravissimi, ho conosciuto la vostra professionalità ed umanità e vi invito a continuare con fiducia nel cammino appena intrapreso. Il tempo è signore e stavolta faremo in modo che sia anche “signora”! (Per fare un sorriso!).

Un abbraccio al presidente Flaminio (lui è il Presidente, io sono solo “Etico”). Attendere, prego, attendere. E voi, ragazzotti della prima squadra, non perdete il sorriso. Credetemi, s’impara più da una sconfitta che da una vittoria.

Non è facile diventare “cavalieri dell’agonismo”, non si fa in un attimo. In fondo è una semplice equazione o meglio, una parola: invece di “cattiveria agonistica” cerchiamo di metabolizzare “impegno agonistico”: tutto qua. Mi vien da ridere.

Viva l’Eccellenza, tutte le squadre.

E adesso è tempo di cominciare un serio lavoro con le “scuole calcio”. Il sogno è forte, il cammino è lungo.

Luciano Capponi
Presidente etico Asd real Monterosi

 


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