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“Un’economia sana, fatta di lavoratori in carne e ossa”

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Mazzoli e Damiano alla festa dell'unità di Civita Castellana

Mazzoli e Damiano alla festa dell’unità di Civita Castellana

Il deputato Pd Alessandro Mazzoli e il presidente della commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano

Il deputato Pd Alessandro Mazzoli e il presidente della commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano

Civita Castellana – “Buone norme, modifica delle politiche europee e investimenti sull’innovazione. Sono i tre pilastri su cui puntare per il rilancio del Paese. L’obiettivo dell’azione di governo e Parlamento è quello di creare occupazione e risollevare le sorti dell’Italia”.

Lo ha detto il deputato del Partito democratico, Alessandro Mazzoli, partecipando ieri pomeriggio alla festa dell’Unità di Civita Castellana, insieme a Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera.

Hanno partecipato al dibattito anche il sindaco Alessandro Angelelli, il segretario generale della Filctem Cgil Valentino Vargas, il presidente dell’associazione fra gli imprenditori Augusto Ciarrocchi, il suo omologo della Federlazio Gianni Calisti, Gianni Chiodetti della Cna e Daniele Ceccani, vicepresidente del locale circolo Pd.

“La politica oggi, è la domanda che mi faccio, è in grado di leggere – si è chiesto Damiano – quello che sta avvenendo nel mondo, le rivoluzioni, le evoluzioni? Io penso di no. L’unico che ha pronunciato un pensiero politico di respiro internazionale è stato il Papa, parlando di una terza guerra mondiale spezzettata. Situazione di cui la politica non ha percezione. Un’economia di pace non è più sufficiente a classificare la situazione, perché non considera il contesto internazionale di guerra potenziale”.

Quindi, il presidente della commissione Lavoro ha lanciato alcune proposte.

“Per creare occupazione – ha detto – bisogna che le imprese siano invogliate a farlo. L’attuale assetto dell’Europa, con tutte le caselle economiche in mano alla Merkel, ci ripagherà? Mi auguro che Renzi ce la faccia: è l’ultima scialuppa che abbiamo. Io non sono renziano ma nemmeno un kamikaze e al Paese ci tengo. Il primo obiettivo si gioca in Europa: la scelta è sulla flessibilità dei conti. La seconda battaglia è finirla con la paura di dire che siamo keynesiani: un po’ di debito se fa investimento, va bene. Politiche solo di restrizione non consentono di uscire dalla crisi. Dovremmo lavorare molto sull’esportazione e sulla tutela del marchio di origine. La tracciabilità del prodotto è fondamentale. Ridare fiato all’economia significa aumentare il potere d’acquisto delle famiglie. La misura degli 80 euro l’ho sostenuta anche se da sola non basta. Se diventasse strutturale sarebbe importante. Estendiamola ai pensionati e alle partite iva”.

“Per far riprendere l’occupazione deve riprendere in primo luogo l’economia. Con le regole soltanto – ha ribadito – non si fa economia. Non dobbiamo perdere altro tempo sull’articolo 18 che abbiamo riformato due anni fa. La mia proposta in tema di ingresso nel mondo del lavoro è un periodo di prova da sei mesi a tre anni: se poi la persona viene tenuta, all’azienda offro uno sconto fiscale. La Legge di stabilità oltre al rigore deve contemperare crescita ed equità sociale. Il momento è difficile, stiamo tornando indietro sui diritti. Se la finanza domina sulla politica ci riduciamo in questa condizione. La politica deve riprendere il comando, nel senso democratico del termine. Serve un partito che non sia un votificio o un postificio, dobbiamo tornare ad avere un orizzonte”.

Mazzoli ha invece puntato sulle misure già varate o in fase di esame, sia a livello nazionale sia europeo. “Nella vicenda parlamentare – ha detto Mazzoli – il ruolo di Damiano, non solo come presidente di commissione ma anche per la sua competenza in materia, è di fondamentale importanza anche per garantire l’autonomia del Parlamento rispetto alle proposte del governo e dei rappresentanti sociali. Il lavoro è l’obiettivo delle politiche del governo e del parlamento. Stiamo cercando di mettere in fila norme che aiutino il Paese a uscire dalla crisi attraverso un recupero di occupazione e di crescita. E’ l’unica possibilità per la natura della crisi che è strutturale e deriva da squilibri sociali enormi”.

“Dobbiamo ricostruire – ha detto – un’economia sana fatta da lavoratori e imprenditori in carne e ossa che puntino su settori innovativi. Una parte importante in questi anni l’hanno giocata politiche europee sbagliate, che hanno provocato disoccupazione di massa e recessione. Stiamo lavorando per modificarle, in modo da abbandonare l’austerity e passare agli investimenti. L’impegno di Juncker è destinare 300miliardi alla crescita nei prossimi anni mentre le misure di Draghi prevedono di destinare agli istituti di credito 200 miliardi per sostenere le imprese. Per ora sono annunci, attendiamo impegni formali”.

“In Italia, la misura degli 80 euro – ha continuato – è giusta ma non può da sola risolvere i problemi economici. Tanto che ieri è stato annunciato il percorso dei mille giorni, con l’obiettivo prioritario di stabilizzare il provvedimento degli 80 euro e studiare come estenderlo ad altre categorie deboli della società. Un altro decreto, il cosiddetto Poletti, è stato accompagnato da un disegno di legge delega che stiamo discutendo e riguarda il sistema delle regole sul lavoro, il decreto Poletti disciplina dei contratti a termine e dell’apprendistato per dare maggiore facilità di accesso all’occupazione e aiutare le imprese. Nel disegno di legge delega c’è invece il capitolo degli ammortizzatori sociali che vogliamo modificare, con l’eliminazione della cassa integrazione in deroga, che spesso si è protratta per troppo tempo, in favore del sussidio universale e l’accompagnamento a una nuova occupazione. Sono meccanismi di sostegno al reddito e tutela ai lavoratori che non sconfinano in pratiche a volte abusate. Si riformano i centri per l’impiego e le politiche del lavoro, semplificazione delle procedure, il riordino delle forme contrattuali.

“Il problema – ha concluso – non è l’articolo 18. Vogliamo ridurre le forme contrattuali e pensare a contratti di inserimento a tutele crescenti: dopo i primi 3 anni se il lavoratore è confermato, si passa al contratto a tempo indeterminato con l’articolo 18 in vigore. Si parla anche di maternità e conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.


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