Viterbo – Coniugare in modo fecondo i valori della solidarietà e della sussidiarietà è una possibilità legata alla crescita dei comportamenti e degli stili di vita relazionali, che alimentano il livello di civiltà dei cittadini, per dare vita ad un’etica pubblica fondata su valori condivisi che accrescono il senso dell’appartenenza.
Il persistere degli scandali collegati ad alcuni uomini delle istituzioni dimostra che ancora deve avvenire il superamento dei conflitti, generati dal prevalere di interessi particolaristici, che producono la disgregazione sociale e favoriscono un’interpretazione puramente formale o procedurale della democrazia. Il salto di qualità del sistema statuale diventa possibile solo attraverso il recupero di precisi contenuti valoriali, quegli stessi ai quali da sempre Confartigianato tende e per i quali si impegna quotidianamente.
La cultura di un’autentica società civile trova infatti espressione in quei modelli che hanno insita un’etica civile e che riescono a trasferirla anche nei comportamenti istituzionali, dando la possibilità alle decisioni politiche e burocratiche di individuare ciò che è “comune” e che pertanto dev’essere salvaguardato e promosso. Se si intende infatti evitare che la politica si attesti sulla pura mediazione di interessi è indispensabile andare oltre l’adozione di prospettive puramente utilitaristiche o contrattualistiche per fare spazio al riconoscimento di valori fondanti, che hanno la loro origine in diritti fondamentali e ineludibili della persona umana.
Sulla base di quella che è la nostra esperienza di vita associativa, è necessario potenziare la diffusione di un’etica della socialità nella quale la correlazione tra sussidiarietà e solidarietà responsabile dia vita a un’effettiva presa di coscienza dei diritti e dei doveri di cittadinanza. Si tratta, in definitiva, di far crescere la consapevolezza che l’acquisizione dei diritti va di pari passo con il riconoscimento dei doveri nei confronti degli altri. Sussidiarietà e solidarietà rinviano infatti ad una reciproca responsabilità quale condizione basilare per la promozione di una convivenza civile in cui ciascuno viene riconosciuto come persona e messo in grado di svolgere i propri compiti sociali.
A tal proposito, la situazione italiana non è particolarmente felice: familismo e particolarismo, clientelismo e sfiducia nelle istituzioni, assenza di senso dello stato e del bene comune hanno concorso a generare una cultura civile assai debole, al punto che qualcuno ha giustamente denunciato la carenza nel nostro Paese di un’etica pubblica da democrazia liberale.
La mentalità dominante è di fatto contrassegnata dall’oscillazione tra gli opposti poli di un individualismo anarchico e di uno statalismo clientelare, con la tendenza a privilegiare come parametri di riferimento il successo, la competizione, il rampantismo e l’arbitrio individuale e a far nascere di conseguenza sistemi autoreferenziali, che escludono in partenza ogni attenzione ai valori dell’appartenenza e della solidarietà.
La reazione a questo stato di cose non può essere prefigurata ignorando la complessità sociale in cui viviamo, che è di per sé produttrice di diversità, instabilità e conflittualità, l’esempio è l’accorpamento delle province. La strada non è allora quella di negare le differenze o di bandire gli interessi individuali o di gruppo, quanto piuttosto quella di trasformare le differenze in occasioni di arricchimento e di crescita comune e di far evolvere gli interessi individuali e di gruppo in interessi generali, privilegiando ciò che è finalizzato al bene di tutti.
L’intreccio tra motivazioni soggettive e coscienza collettiva, che ha le sue radici nelle relazioni umane, dalle quali scaturisce conseguentemente l’esigenza della reciprocità, è oggi reso più urgente dallo stato di radicale interdipendenza in cui viviamo. In altre parole, bisogna applicare al sociale quell’archetipo che è alla base dell’azione sussidiaria e aggregante delle associazioni per opporsi alle forme di chiusura settaria, spesso dettate dal bisogno legittimo di salvaguardare le proprie differenze dinanzi a processi di omologazione alienante indotti dalla trasversalità e pervasività degli strumenti di comunicazione sociale.
Stefano Signori
Presidente di Confartigianato
