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Violenza sessuale su minori, lo zio già condannato a otto anni

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Il capo della mobile Fabio Zampaglione

Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione

L'arrivo della polizia

L’arrivo della polizia

Viterbo – Potrebbe esserci una terza vittima dei presunti abusi sessuali sotto le coperte.

Si tratterebbe di un ragazzino sui 12 anni. Compagno di giochi degli altri due, già ascoltati dai poliziotti della squadra mobile.

Sono stati i due amichetti a raccontare delle ‘carezze’ estorte dallo zio di uno di loro: G.D., 34enne di Bracciano, finito agli arresti domiciliari per violenza sessuale aggravata.

Abusi che sarebbero avvenuti sempre in camera da letto, sotto la ‘capannina delle lenzuola’ che G.D. costruiva col nipotino e il suo amico del cuore. Un gioco perverso di palpeggiamenti reciproci e forzati. Così lo avrebbero descritto i due bambini. Un gioco che nessuno doveva sapere: “E’ un segreto che deve restare tra noi, sennò torno in carcere”, avrebbe detto lo zio ai bambini.

Ma la voce si sparge anche con il terzo amichetto di qualche anno più grande. Ed è così che, sotto la lente degli investigatori, finiscono anche i rapporti tra l’arrestato e il 12enne, oltre alle presunte violenze sul nipotino e il suo coetaneo. 

Resta da capire qual è il vero ruolo del ragazzino nella vicenda. Se, semplicemente, aveva saputo cosa succedeva in quella camera, sotto quella ‘capannina’ di coperte, a titolo di confidenza. O se invece era anche lui preda di quel gioco morboso, descritto così bene dagli altri due. Di certo, il 12enne sarebbe andato più volte a giocare a casa del nipotino di G.D..

Un’indagine doppiamente delicata, quella condotta dal pm Chiara Capezzuto. Non solo per la giovanissima età delle vittime. Ma anche perché è la parola dei bambini contro quella dell’indagato. Non ci sono certificati medici ad avallare le violenze. Del resto, non potrebbero esserci: dai racconti dei due amichetti, si sarebbe trattato solo di palpeggiamenti. ‘Carezze’ date e ricevute. Abusi che non potevano lasciare alcun segno fisico, pur essendo pienamente compresi sotto l’alveo dei reati sessuali, riconosciuti dal codice penale.

Sul 34enne pesa anche un precedente importante. G.D. è già stato in carcere per abusi sessuali su minori. Sembrerebbe che in cella abbia tentato più volte il suicidio.

Per quegli stessi fatti – violenza sessuale su minore di 10 anni – sarebbe stato condannato a otto anni dal tribunale di Roma. La sentenza non è ancora definitiva, ma per quanto il 34enne sia innocente fino a prova contraria, quella pena così alta che gli pende sulla testa è un dettaglio non trascurabile, che insinua più di un dubbio sulla sua buona fede. Quel che G.D. potrebbe aver fatto ieri, non è escluso si sia ripetuto oggi. 

L’indagine della squadra mobile è solo all’inizio.


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