Viterbo – “La buona scuola siamo noi”.
E’ lo slogan della protesta contro la riforma del governo Renzi. Ieri mattina, in 100mila sono scesi in piazza in tutta Italia, di cui 10mila a Roma.
Allo sciopero indetto da Cobas, Usi, Sisa, Cub, Flc-Cgil e dall’Unione degli Studenti ha partecipato anche una piccola delegazione viterbese.
Per Rossella De Paola, insegnante viterbese, anche lei nel corteo, le cosiddette linee guida della buona scuola sono “un insulto alla democrazia e ai principi tutelati dalla Costituzione”. “Il più giovane presidente del consiglio della storia repubblicana infierisce contro i giovani in modo scientifico – afferma De Paola -. Le linee guida di Renzi restituiscono l’immagine di una scuola pubblica statale in totale dismissione. In linea con le scelte scellerate da Berlinguer in poi”.
Le ‘scelte scellerate’ della riforma Renzi-Giannini sono molteplici, secondo i manifestanti. “Si continua con la prassi del sottrarre risorse alla scuola pubblica, mentre si foraggia la scuola privata – continua Rossella De Paola -. Si lede il diritto allo studio, continuando a riversare sulle famiglie costi sempre più esorbitanti per la formazione dei ragazzi. Quello che adesso è un contributo volontario sarà istituzionalizzato, con un aggravio di spesa. E chi non può permetterselo? Come faranno quelle famiglie a far andare a scuola i loro figli? Senza contare la gerarchizzazione, burocratizzazione e autoritarismo dei dirigenti, che diventeranno i padroni assoluti delle scuole. Significa cancellare il libero insegnamento, garantito costituzionalmente”.
Insieme a Rossella De Paoli, erano presenti alla manifestazione la collega Patrizia Morrone, anche lei della scuola primaria; i professori Marco Prestinizi, Roberta Leoni e Mauro Sarnari; le studentesse del liceo Ruffini Federica Signore e Mariangela Golino. E poi, la mascotte Filippo Signore, 10 anni, che ha voluto reggere lo striscione per tutta la durata del corteo.
“E’ facile dedurre che gli insegnanti costituiscano un ostacolo a un sistema capitalistico selvaggio e disumano – afferma il professor Prestinizi -. Gli insegnanti hanno la brutta abitudine di ‘produrre’ gli uomini e i cittadini di domani. Menti pensanti in modo autonomo e critico, quindi è necessario renderli inoffensivi”.
Gli insegnanti scesi in piazza chiedono l’abrogazione della riforma Gelmini, Strutture adeguate, laboratori. L’anno sabbatico per corsi di aggiornamento. E soprattutto il rispetto della Costituzione e del libero e paritario diritto allo studio, con un’attenzione particolare ai più deboli e meno abbienti.


