Viterbo – Un fascicolo sul caso Manca aperto dalla Dda di Roma.
Ad annunciarlo è il quotidiano online “I quaderni de l’Ora” di Palermo. Nel suo articolo, il giornalista Luciano Mirone parla di un “modello 45”. Ossia, un fascicolo vuoto, che rientrerebbe tra gli atti non costituenti notizie di reato.
Per ora dovrà essere riempito con tutta la documentazione inerente alla morte del medico siciliano, trovato senza vita dieci anni fa nella sua casa a Viterbo. E’ qui che Attilio Manca viveva e lavorava. Ed è qui che i poliziotti viterbesi ne scoprirono il corpo, riverso sul letto e tumefatto. La causa della morte è il mix di eroina e tranquillanti iniettati in endovena. Sul braccio sinistro Attilio ha due buchi. Ed è mancino. E’ solo uno dei misteri che aleggiano su una vicenda controversa e mai risolta a dieci anni dalla morte dell’urologo.
L’apertura del fascicolo della Dda sarebbe successiva all’interrogatorio del boss casalese Giuseppe Setola davanti ai pm di Palermo Nino Di Matteo e Roberto Tartaglia. Le dichiarazioni del killer campano sono state subito acquisite dalla procura di Roma, competente su tutto il territorio nazionale per reati di mafia. Setola avrebbe confermato la tesi dei familiari di Attilio Manca: l’urologo di Belcolle sarebbe stato assassinato come testimone scomodo, dopo aver operato il boss Bernardo Provenzano. Setola sarebbe venuto a conoscenza di alcuni particolari sul caso mentre era in carcere.
Secondo il quotidiano online siciliano, il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, al momento, si starebbe muovendo “su due fronti: acquisire informazioni sull’attendibilità del pentito presso la procura di Napoli, e acquisire gli atti dell’indagine dalla procura di Viterbo, in modo da avere una visione completa del caso”.
Lo stesso avvocato della famiglia Manca, Antonio Ingroia, aveva avuto di recente un colloquio con Pignatone.
“Ci è arrivata questa notizia informalmente, ma non abbiamo certezze – afferma il fratello di Attilio, Gianluca Manca -. Non ci è stato notificato nulla, quindi è bene andare con i piedi di piombo. E’ chiaro che nutriamo forti speranze di vedere il caso riaperto dalla procura nazionale antimafia, ma per ora possiamo solo aspettare certezze”.
Domani, intanto, sarà il giorno dell’udienza a Viterbo. La prima. Perché quella precedente, a giugno, saltò per un vizio di forma. L’imputata è Monica Mileti, 50enne romana, ritenuta la presunta pusher di Attilio, per avergli dato la dose letale di eroina. E’ l’unica posizione che la procura di Viterbo ha portato avanti. Gli altri dieci indagati, negli anni, sono stati archiviati uno a uno. Processo in tribunale, sit-in fuori, sul piazzale: lo hanno organizzato i sostenitori della famiglia Manca per portare loro solidarietà e chiedere la riapertura del caso.
“Abbiamo una nostra lista di testimoni, vedremo come andrà – dichiara Gianluca Manca -. Per noi questo processo è un processo-farsa, nei riguardi di una persona che non c’entra niente. Crediamo che la verità sia altrove e speriamo che questa possa essere, se non altro, un’occasione di portare prove per accertare che Attilio è morto per ben altre ragioni”.


