Messina – Caso Attilio Manca in commissione parlamentare antimafia.
I genitori e il fratello dell’urologo siciliano trovato morto dieci anni fa a Viterbo sono stati ascoltati nell’ambito della due giorni della commissione a Messina e Barcellona Pozzo di Gotto, città dei Manca.
Un appuntamento voluto dai parlamentari per approfondire le dinamiche di Cosa Nostra e fare il punto su casi giudiziari come quello di Attilio Manca.
A una settimana dall’esclusione dei familiari dal processo, in qualità di parte civile, Gianluca Manca e la madre Angela hanno riepilogato uno a uno quelli che da sempre definiscono i buchi neri delle indagini. Un’audizione di un’ora e mezza circa alla Prefettura di Messina e, al termine dei lavori, la conferenza stampa, alla presenza del presidente della commissione parlamentare antimafia Rosi Bindi.
“Ha detto che si occuperanno della vicenda Manca perché questo non è un suicidio, ma un omicidio – spiega il fratello di Attilio, Gianluca Manca -. Non sappiamo ancora cosa faranno concretamente. Potrebbero sollecitare la riapertura del caso o acquisire atti per aprire un’inchiesta parlamentare volta all’accertamento della verità sulla morte di Attilio. Non abbiamo idea di come si muoveranno. Di certo, hanno intuito che qualcosa non quadra, nella vicenda di mio fratello e hanno manifestato interesse. Questo ci riempie di gioia”.
Una luce che si accende, per i familiari. Mentre resta ancora aperta la possibilità di un’indagine parallela della Procura nazionale antimafia, dopo le dichiarazioni del pentito di camorra Giuseppe Setola. Interrogato dai pm Tartaglia e Di Matteo, il killer dei casalesi avrebbe dichiarato di aver appreso in carcere che la morte di Manca sarebbe collegata al capo dei capi Bernardo Provenzano.
I familiari sostengono da anni che Attilio Manca abbia operato il boss per poi essere eliminato come testimone scomodo. Un’ipotesi seccamente liquidata dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, ma soprattutto dal procuratore aggiunto Michele Prestipino.
Mentre il primo si limitò a dire che “in passato Palermo, quando noi eravamo a Palermo, ha fatto delle indagini” e che “allora non si ritenne che ci fossero nessi con la vicenda Provenzano”, Prestipino ha parlato di “sentenze divenute definitive, cioè con tre gradi di giudizio, con condanne e, quindi, con l’accertamento delle responsabilità penali” sulla trasferta di Provenzano a Marsiglia per operarsi. Una trasferta “ricostruita in tutti i suoi aspetti e in tutti i suoi passaggi, anche geografici” e “non c’è mai stata traccia di Attilio Manca”.
Le rivelazioni di Setola, per ora coperte da segreto, potrebbero aprire scenari inediti. Per questo, secondo il quotidiano “I quaderni dell’Ora”, ci sarebbe un fascicolo aperto alla Dda di Roma. Una scatola al momento vuota, senza indagati né ipotesi di reato, ma in cui sarebbero già confluite le dichiarazioni del pentito, di cui dovrà essere preliminarmente valutata l’attendibilità.
Alcuni passaggi dell’audizione in commissione antimafia di ieri sarebbero stati segretati. Domande sul caso Manca sarebbero state poste anche all’avvocato Fabio Repici, legale dei Manca, insieme ad Antonio Ingroia.

