Tuscania – Accusato di aver coltivato una piantagione di marijuana da un ettaro, per 13 quintali di peso (fotocronaca – video).
E’ arrivata ieri mattina la sentenza per Giuseppe Lacu, pastore sardo 50enne arrestato nel settembre 2012. Il tribunale di Viterbo lo ha condannato a due anni e otto mesi, più multa salata da 14mila 600 euro. Il tutto alla fine di un processo con rito abbreviato che si trascinava dall’inizio dello scorso anno.
Lacu era finito nei guai insieme al suo presunto complice, tuttora in attesa di giudizio. Per i carabinieri di Tuscania, all’epoca coordinati dal maresciallo Cuneo, erano loro i gestori della maxipiantagione scoperta nelle campagne tra Tuscania e Montalto, in una zona sperduta chiamata Castel Ghezzo. Gli investigatori la definirono “un tesoro economico, in grado di fruttare tre chili di marijuana a pianta e un totale di due-tre milioni di euro sul mercato dello spaccio”.
Il blitz scattò a metà settembre 2012. Carabinieri travestiti da fungaioli andarono in avanscoperta: trovarono i due uomini a fare la guardia. Uno armato di fucile. Anche su questo è stata battaglia tra accusa e difesa: mentre per il pm Stefano D’Arma il pastore che imbracciava il fucile avrebbe palesemente minacciato il carabiniere, gli avvocati Giovanni Bartoletti e Corrado Cocchi hanno evidenziato come da testimonianze raccolte risultasse il contrario.
L’arresto per i due pastori scattò dopo un rocambolesco inseguimento. Gli avvocati hanno sostenuto che fossero scappati perché avevano sentito i militari sparare in aria, dopo l’arrivo di una squadra di trenta uomini dal comando provinciale di Tuscania.
Il pm D’Arma aveva già chiesto la condanna a tre anni per Lacu all’udienza precedente. Ma ieri mattina, durante le repliche, si è tornati a discutere della recinzione che, a detta dei difensori, delimitava nettamente la proprietà dei due pastori dal terreno vicino in cui sorgeva la piantagione. Un terreno che non era di loro proprietà.
Le motivazioni della sentenza arriveranno entro i prossimi tre mesi. La difesa annuncia già l’appello.



