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Maxiprocesso Asl, fuori l’associazione Caponnetto

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Il maxiprocesso Asl

Il maxiprocesso Asl

Enrico Mezzetti

L’avvocato Enrico Mezzetti

Viterbo – (s.m.) – Maxiprocesso Asl, fuori l’associazione Caponnetto.

Il tribunale di Viterbo ha accolto la richiesta delle difese di escludere dalle parti civili l’associazione contro tutte le mafie.

La decisione è stata presa stamattina, all’udienza dedicata alla valanga di eccezioni dei difensori.

Ventinove gli imputati, tra persone e società , con accuse – a vario titolo – che vanno dalla corruzione e concussione alla turbativa d’asta. Fino alla truffa da più di venti milioni di euro contestata agli imprenditori della sanità Roberto e Fabio Angelucci, padre e figlio.

Cuore del processo, gli appalti milionari affidati dalla cittadella della salute viterbese a imprese locali e non. Servizi che, per l’accusa, sarebbero stati barattati con tangenti: denaro nel caso degli appalti telefonici e informatici; oppure, consenso politico o appoggi e finanziamenti al partito di riferimento di Aloisio, ex direttore generale dell’azienda sanitaria.

Solo nel primo caso sono scattati gli arresti in flagranza di reato. Gli imprenditori, colti sul fatto con la mazzetta in mano, hanno già patteggiato. Parti civili restano solo la Asl di Viterbo e la regione Lazio. Niente da fareper l’associazione Antonino Caponnetto, vicepresieduta da Luigi Daga, morto nel 2010. Esponente del Pci prima e dei Ds poi, è l’autore del libro “Il salasso”, sulla sanità viterbese.

“Un provvedimento fiscale – secondo l’avvocato dell’associazione, Enrico Mezzetti -. L’esclusione sarebbe dovuta alla genericità dello statuto dell’associazione. Ma lo statuto è modificabile. E comunque fa riferimento al rispetto dei principi della legalità , tra cui la trasparenza nella pubblica amministrazione, argomento del processo”.

 La decisione, comunque, non è impugnabile. Solo Asl e Regione saranno titolate a battere cassa agli imputati in caso di condanna.

Per il resto, rimane tutto com’è. Le altre eccezioni delle difese su intercettazioni e atti di indagine sono state respinte in blocco. Se accolte, avrebbero determinato l’annullamento di una serie di prove, a carico degli imputati. Invece, il quadro probatorio resta integro.

Ma il processo entrerà nel vivo solo dalla prossima udienza, con l’ascolto dei testimoni. L’accusa ne ha centinaia, mentre il collegio ha dato un taglio alle liste delle difese: agli Angelucci, 15 testimoni; ad Aloisio e al suo braccio destro Mauro Paoloni, un massimo di 26. Liste elefantiache ridotte all’osso. Tuttavia, non basterà questo, nè il calendario di udienze mensili, a salvare il processo dalla prescrizione.


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