Viterbo – (p.p.) – “Portiamo nelle aule l’esempio di Maria Rita e Roberto” (fotocronaca – slide).
Due avvocati di trincea che hanno lottato per la tutela del diritto e il rispetto delle garanzie difensive. Due avvocati con la “A”maiuscola che hanno onorato la toga fino all’ultimo.
E’ così che i colleghi ricordano Maria Rita Sermoneta e Roberto Delfino, due professionisti che hanno speso la loro vita al lavoro, spendendo giornate intere dentro le aule di tribunale per portare avanti, con passione, le loro battaglie e gli ideali di giustizia in cui hanno creduto fino alla fine.
Per questo, da oggi, la scuola della camera penale di Viterbo porta il loro nome. Alla cerimonia di intirolazione di questo pomeriggio, hanno pertecipato famigliari e colleghi. “La scuola – ha il presidente della camera penale Mirko Bandiera a cui è toccato il compito di rompere il ghiaccio – si occupa della formazione degli avvocati e ci sembrava giusto dedicarla a due colleghi che si sono distinti per preparazione e competenza.
Due figure che hanno speso la loro vita professionale alla tutela del diritto e al rispetto delle garanzie difensive. In questo modo, vogliamo proseguire e perseguire, in maniera sempre più incisiva, la concreta realizzazione e la tutela dei valori fondamentali del diritto penale nonché del giusto ed equo processo”.
Dopo di lui, è toccato al direttore della scuola Giuseppe La Bella che ha ricordato Delfino e Sermoneta come due ottimi colleghi. “E’ difficile accettare che un compagno, che per 30 anni è stato accanto a te, improvvisamente venga a mancare – ha detto La Bella -. Quello di oggi, per noi, è un impegno nei confronti di Roberto e Maria Rita a voler continuare a portare le loro battaglie e il loro esempio in tutte le aule del tribunale. Ed è con questo spirito che abbiamo voluto riprenderci la scuola per la formazione dei nostri avvocati. Li ringraziamo e cercheremo di essere alla loro altezza”.
Toccanti le parole del giudice Franca Marinelli. “Mi legava a Maria Rita una profonda amicizia e mai avrei pensato di doverla ricordare in questo modo. Era una professionista che aveva una grande conoscenza del sistema penale. Era un avvocato grintoso, onesto e come pochi manifestava il suo carattere.
Questa intitolazione è un onore, ma anche un diritto che Maria Rita si è guadagnata in trenta anni di professione specchiata. Specchiata, perché non c’era mai la malizia o l’intenzione di fare del male o di prevalere in quello che faceva. Lasciava fuori dalla porta ogni impbroglio e ogni cosa sporca e questo non è da tutti. Aveva grande umanità.
Mi chiamò un giorno per dirmi dell’infausta diagnosi e da quel giorno non l’ho più sentita. Ho avuto contatti solo tramite messaggi telefonici. Alle 14,30 del 12 settembre mi scrisse per dirmi le sue idee da portare avanti per il lavoro. Risposi che non si doveva preoccupare e che solo in seguito avremmo rivisto come riprendere. Beh, a quel messaggio non ho mai avuto risposta. Dopo poche ore, Maria Rita era in coma. Questo – ha continuato la Marinelli con la voce rotta dalle lacrime – per dirvi che il suo ultimo pensiero era per il lavoro. Quindi vi prego – ha detto commossa verso l’aula – onoratelo e onoriamolo per lei che era una grande donna“. Al silenzio, ha fatto seguito un lungo appaluso.
Il presidente dell’ordine Luigi Sini ha ricordato entrambi gli avvocati per il loro carattere forte e battagliero. Per l’integrità professionale e i valori che li hanno accompagnati nell’attività professionale. “Il loro nome sarà sempre con noi e ora è impresso nella scuola – ha detto Sini -. E’ il segno con cui omaggiamo due colleghi validi che hanno saputo rappresentare la figura dell’avvocato”.
Emozionato anche Roberto Massatani che ha fortemente voluto la scuola.”Erano due avvocati con la A maiuscola che hanno portato in aula le richieste dei loro clienti al fine di ottenere la giustizia. Mi mancheranno”.
Infine l’avvocato Marco Russo. “Roberto Delfino era un uomo tutto d’un pezzo. Due occhi di ghiaccio dietro ai quali si nascondeva una grande dolcezza, specie quando parlava della nipote Carolina. Maria Rita aveva una grande correttezza e serietà. Hanno onorato la toga fino alla fine”.
Alla cerimonia di intotolazione hanno partecipato, oltra ai famigliari di Maria Rita Sermoneta e le figlie di Roberto Delfino, Silvia e Giulia, anche Alessandro Giovagnoli, sindaco di Ronciglione, che è il paese in cui abitava l’avvocato Sermoneta, e gran parte del foro di Viterbo.







