Viterbo – “Non possiamo più accettare che puntino sempre il dito contro di noi” (fotogallery – slide).
Sicurezza, trasparenza e giustizia. Sono questi secondo il segretario nazionale del sindacato autonomo di polizia, Gianni Tonelli, i principi che hanno ispirato la nascita delle spy pen, i sofisticati apparecchi che nei prossimi mesi saranno distribuiti a tutti i poliziotti che operano sul territorio.
Tutto nasce da una domanda, banale ma non troppo: chi difende i difensori?
“Mi duole dirlo – spiega Tonelli – ma il sistema ci è avverso. Siamo arrivati al punto di non temere più il delinquente perché ormai è nostro pane quotidiano, ma temiamo invece l’avviso di garanzia che, purtroppo, non si nega mai a nessuno, in particolare a chi indossa una divisa”.
Da qui la necessità di trovare un sistema che possa videofonoregistrare tutto quello che accade a un poliziotto durante il suo turno, così da diradare le nubi su episodi che possano sembrare ambgui o poco chiari.
“Non vogliamo rubare il lavoro a James Bond – continua Tonelli -, ma siamo convinti che la giustizia viene solo dalla verità. E allora ecco il modo per dimostrare a tutti la nostra assoluta buonafede e professionalità. La spy pen è una videocamera che certifica ogni respiro dell’agente che la indossa, così come del presunto malvivente con cui ha a che fare. Vogliamo essere trasparenti. Il più possibile”.
Lo strumento, fortemente voluto dal Sap, è vero e proprio sistema di autodifesa ed autotutela dei poliziotti.
“Sembra assurdo ma abbiamo la necessità di difenderci da chi con troppa facilità è pronto a metterci alla sbarra – prosegue Tonelli -. Viviamo in una paese in cui con un attimo ci puntano il dito contro. Basta con la continua infamia di procedimenti penali assurdi! Ci faremo videoregistrare proprio per dimostrare che non abbiamo timore della verità, ma non possiamo più accettare che puntino subito il dito contro di noi”.
La sperimentazione delle spy pen è terminata ed è già partito sul territorio nazionale il loro utilizzo nei punti più critici.
“A maggio sono state acquistate le prime 160 spy pen – spiega Tonelli – che sono state distribuite a Napoli, Roma, Milano e Torino: 40 per ogni città. Ora manca il passaggio successivo e cioè renderle disponibili per tutti i poliziotti che operano nei reparti operativi. Nella provincia di Viterbo, ad esempio, saranno distribuite nelle prossime settimane una cinquantina”.
Non è escluso, ovviamente, che la spy pen serva a far luce con chiarezza anche nei confronti di un agente che si trovi in errore o che agisca oltre i suoi doveri.
“Il margine di errore dei nostri uomini – va avanti Tonelli – è sempre minimo, ma è giusto che chi sbaglia debba pagare. La spy pen servirà anche a questo. Come, spero, servirà anche da deterrente per i malviventi che sapendo di essere videoregistrati ci penseranno due volte prima di dare in escandescenza nei confronti di un poliziotto. Ogni anno circa 6000 colleghi vengono refertati in ospedale per svolgere il loro lavoro. Ora basta: l’opinione pubblica è ora che abbia ben chiare le tragedie umane e i momenti di difficoltà con i quali facciamo i conti ogni giorno”.
In primo piano, insomma, c’è una voglia di rispetto che i poliziotti faticano a vedersi riconosciuto. “L’ho detto anche al premier Renzi – conclude Tonelli -. il disagio della nostra categoria non passa solo dai 100 euro in più o in meno di stipendio mensile. Il problema maggiore è il disprezzo del mondo istituzionale che troppo spesso ci abbandona e ci butta alla gogna”.
Francesca Buzzi







