Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In questi giorni, l’attenzione cittadina è concentrata sulla commissione che deve elaborare le linee guida per la nuova macchina di santa Rosa.
A parte le polemiche che animano il confronto interno ed esterno di questo atto al quale dovremo la realizzazione del nuovo campanile che cammina lasciatemi esprimere un mio, e forse non solo mio, punto di vista.
Una volta che la commissione abbia terminato il suo lavoro e dato ufficialmente il via al concorso di idee, la creazione della nuova macchina passa nella mente e nelle mani del singolo artista che in questa delicata realizzazione intende cimentarsi e così legare il proprio nome alla storia.
A questo punto io mi rivolgo direttamente a tutti coloro che tradurranno in progetto prima e struttura poi la nuova macchina. Ridateci santa Rosa. Ridateci con la macchina il vero atto d’amore e l’ossequio di una città alla sua santa.
Negli ultimi anni, le macchine che si sono succedute hanno, a mio parere, ridotta all’osso la motivazione base del trasporto. Specialmente l’ultima. Santa Rosa e la sua città con il volgere degli anni sono divenuti sempre più evanescenti e, a molti, irriconoscibili. Non c’è più quella proiezione storica e artistica che nella Macchina esaltava la santa e la sua città.
Dove sono finiti la Rosa dei miracoli, dov’è il suo rapporto con san Francesco, dove la sua dedizione alla vita claustrale originata da santa Chiara? E dov’è la nostra città con i suoi monumenti? Dove lo stile romanico e gotico di allora? Le macchine più lontane nel tempo trasmettevano al pubblico che le seguiva la vita della santa, i suoi ideali francescani di pace e fratellanza, proiettavano nel presente la città d’allora con i suoi archi, le sue fontane, i suoi stemmi.
Santa Rosa e Viterbo erano la macchina. Oggi più nulla di tutto questo.
Guardate bene io non voglio assolutamente limitare la fantasia e il lavoro dell’artista, dell’architetto, del viterbese che si appresta a definire con i suoi disegni e i suoi modelli la nuova macchina, che l’ispirazione e l’arte siano liberi. Ma in questa libertà non è possibile far entrare un po’ più la nostra santa e la nostra città?
Tutto questo suggerisco. Ridateci nella forma più libera e congeniale e moderna, ridateci un po’ più santa Rosa e la nostra turrita Viterbo.
Paolo Giannini

