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“Una soprintendenza speciale per riaffermare l’importanza degli Etruschi”

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Riccardo Valentini

Riccardo Valentini

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Una ‘soprintendenza speciale dell’Etruria meridionale e del Lazio’ che analogamente alla soprintendenza speciale di Roma, mantenga la competenza su territorio, aree archeologiche e musei.

Una soprintendenza speciale che punti sul riconoscimento della specificità del territorio laziale sotto il profilo storico-archeologico. Una soprintendenza all’interno della quale sostenere l’importanza degli Etruschi.

Inoltre, per evitare che i musei archeologici del Lazio, e in particolare quelli dell’Etruria meridionale, finiscano nel calderone del polo museale regionale del Lazio, proponiamo anche un polo regionale dei musei archeologici, di cui il museo di Villa Giulia – senza dubbio il più grande e importante – potrebbe esserne il perno, continuando così ad avere un ruolo centrale nell’attività di promozione e valorizzazione della cultura etrusca tramite le proprie attività e quelle promosse dagli altri musei del territorio.

L’accorpamento della Soprintendenza dell’Etruria meridionale con quella del Lazio oltre a determinare un ingiustificabile e pericoloso appiattimento di quella che è la ricca e articolata diversità storico-culturale della nostra regione, di cui gli Etruschi costituiscono uno degli aspetti più importanti, pone anche il problema del destino dei numerosi musei nazionali di competenza della Soprintendenza, quali il museo di Villa Giulia e i vari musei nazionali di Cerveteri, Tarquinia, Civitavecchia, Lucus Feroniae, Pyrgi, Vulci, Tuscania, Viterbo e Civita Castellana.

Va inoltre sottolineato come il ricco numero di musei archeologici nazionali del Lazio – ben 15, di cui 10 dell’Etruria meridionale e 5 della Soprintendenza archeologica del Lazio (cui vanno aggiunti altri due Antiquaria) – rappresenti un patrimonio che non trova confronto tra le altre regioni italiane, dove, ad esclusione della Campania (26), della Calabria (15) e della Sicilia (che presenta però uno statuto speciale), il numero di Musei archeologici nazionali è molto più ridotto. Mai superiore a 7 e spesso limitato a poche unità.

Anche sotto questo aspetto ne deriva un’ulteriore e più marcata specificità della regione Lazio dove il rapporto museo/territorio, inteso come tessuto connettivo che unisce monumenti, città, musei e cittadini, trova una sua particolare ed evidente espressione non solo in termini qualitativi, ma anche quantitativi, laddove i numerosi musei archeologici nazionali presuppongono un rapporto diretto con il territorio laziale, essendone di fatto una sua diretta emanazione.

Pertanto non vi è dubbio che la separazione del territorio dal museo costituisca nello specifico caso della nostra regione un vulnus particolarmente grave che si ripercuoterebbe soprattutto sul territorio etrusco del Lazio settentrionale, dove si concentra il maggior numero di Musei archeologici nazionali (ben 10 su 15). Tutti di contenuto esclusivamente o prevalentemente etrusco.

Riccardo Valentini
Capogruppo di Per il Lazio al consiglio regionale


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