Nepi – Due coppie, una contro l’altra. Divise da un branco di cani.
Un avvocato di Roma e sua moglie non riuscivano più a condividere una villetta bifamiliare con i vicini, ma soprattutto con i loro ‘coinquilini’: 32 cani ‘accampati’ tra casa e giardino, pronti ad abbaiare al minimo rumore.
Inevitabile la querelle ‘condominiale’, approdata davanti al giudice Eugenio Turco.
Sulla coppia, proprietaria dei cani, una pioggia di accuse: dal disturbo della quiete pubblica, per i continui latrati, alle minacce. Fino alla violenza privata per aver impedito agli allora novelli sposi di godersi la loro casa, comprata a Nepi nel 2007. Senza contare le due ordinanze comunali del sindaco del 2010, che imponevano alla coppia di tenere al massimo cinque cani in casa.
Gli avvocati di parte civile di lui e lei, Vincenzo Fortino e Leonardo Rosa, hanno parlato di ‘situazione disastrosa’. Innumerevoli i disagi di quella convivenza forzata: “Bastava accendere la tv per scatenare un frastuono insopportabile”. E poi, le notti in bianco. I cattivi odori. Gli otto mesi passati dai suoceri, al ritorno dal viaggio di nozze, per non sentire abbaiare. La paura di quel branco che si accalcava addosso alla recinzione ogni volta che arrivava qualcuno, col rischio di abbatterla e piombare nell’altro giardino. Un dobermann riuscì nell’impresa: scavalcata la rete, per poco non azzannò l’avvocato, salvato per un soffio. Tutti ‘fattori ambientali’ che hanno convinto marito e moglie a trasferirsi dopo due anni. Ma la coppia, ieri, ha presentato il conto: duecentomila euro, comprensivi di una provvisionale da oltre 50mila.
“Una richiesta che nemmeno per un lutto”, ha commentato l’avvocato degli imputati Giampaolo Balzarelli che, in mezz’ora di arringa, ha smontato il capo di imputazione. Nessuna violenza privata, secondo la difesa: a casa arrivavano parenti e amici senza lamentarsi dei cani; la villetta, di fatto, era fruibile. Tra l’altro, nessuna querela era mai stata sporta dall’avvocato e dalla moglie per quella convivenza insostenibile: la denuncia partì per minacce (telefoniche). E sulle due ordinanze del sindaco, una era viziata e, quindi, inefficace; l’altra non è stata rispettata per ‘esigenze di adozione’: la coppia non era riuscita a sistemare tutti i cani da portar via. E lei, volontaria in un’associazione animalista, non se la sentiva di lasciarli senza un tetto.
Risultato: un colpo al cerchio e uno alla botte. All’avvocato e alla moglie, 20mila euro di provvisionale e ulteriore risarcimento da stabilire in sede civile. Alla coppia imputata, assoluzione dalla violenza privata e lei dall’accusa di minacce. Ma il giudice li ha condannati per disturbo della quiete pubblica, lui per quella minaccia al telefono e lei per l’ordinanza comunale non rispettata. 300 e 400 euro di multa, più i 20mila euro di provvisionale agli ex vicini. Ma la prescrizione è alle porte.
Stefania Moretti
