Viterbo – La mattina dopo ricorda di essersi svegliata più morta che viva. Tra i fumi dell’alcol, ha un’immagine nitida: lui sopra di lei, che cercava di toccarla, mentre lei provava a respingerlo senza forza.
La trentenne che ha denunciato un suo coetaneo per violenza sessuale ricorda così la notte del 10 febbraio dell’anno scorso.
L’udienza preliminare inizia oggi. Lui si difende attaccando: giorni fa l’ha controdenunciata per calunnia e false dichiarazioni in procura.
“Se davvero si sentiva calunniato, ci chiediamo perché ha aspettato finora – commenta l’avvocato di lei, Francesco Massatani -. I fatti sono di più di un anno e mezzo fa. Per noi, è una denuncia strumentale, sporta non a caso a pochi giorni dall’udienza preliminare”.
Il 9 febbraio dell’anno scorso, la trentenne viene invitata da un’amica a Ronciglione. E’ Carnevale: il paese è pieno di locali che fanno feste in maschera. Ne scelgono uno e vanno a divertirsi. La giovane donna parte da Viterbo con due fratelli, invitati anche loro alla festa. Uno è un suo collega. L’altro – quello che poi finirà indagato per la presunta violenza – non lo conosce.
La giovane donna non regge l’alcol. Le basta appena un bicchiere in più per esagerare. A certe feste, del resto, in pieno Carnevale, i partecipanti sobri sono mosche bianche. Bevono tutti. Beve anche lei, ma comincia subito a girarle la testa. E dopo un po’ non si regge più in piedi.
Arrivata a Viterbo, non riesce neanche a guidare la sua macchina. La riaccompagnano i due fratelli. Uno fin dentro il suo appartamento.
Al mattino, lei ricorderà di essere entrata con il fratello del suo collega, che l’avrebbe aiutata a fare le scale, aprire la porta, spogliarsi. Ricorda di aver cercato i suoi slip senza trovarli. E quando, smaltiti i postumi della sbornia, le viene in mente quell’immagine intima e raccapricciante, si confida, in lacrime, con un collega e corre in questura e al pronto soccorso.
All’inizio pensa anche di essere stata drogata. Ma i test tossicologici, disposti dagli inquirenti, risultano negativi a qualunque tipo di sostanza. Negativa è anche la perquisizione degli agenti della squadra mobile di Fabio Zampaglione a casa di lui. L’indagine è seguita nel più stretto riserbo dai poliziotti anche della sezione specializzata in reati contro la persona e violenze sessuali. La situazione è delicata: l’alcol appanna i ricordi e non permette neppure alla giovane donna di avere un quadro preciso e dettagliato di quello che è successo nella sua camera da letto, dopo la festa. Ha dei flash. Ricostruisce piano piano.
Dalla visita ginecologica emerge una piccola ferita che sanguina. “Per i medici non è compatibile con un rapporto consensuale – spiega l’avvocato Francesco Massatani -. Consenso che lei non ha manifestato fin dall’inizio. Ricorda di aver cercato di respingerlo, ma era talemte debole, per quanto aveva bevuto, che riusciva solo a girarsi su un fianco”.
Invece, per Marco Russo, difensore dell’uomo, non solo la trentenne avrebbe raccontato il falso davanti al pm Renzo Petroselli, ma qualcuno dei presenti avrebbe assistito anche a un tentativo di appartarsi con l’indagato già durante la festa. Da qui, la denuncia per calunnia.
Ma sulla donna, quella notte ha lasciato il segno. “Per mesi è stata seguita da uno psicoterapeuta – afferma il suo legale -. Si è sottoposta anche a protocolli anti-infettivi pesantissimi, con vaccinazioni e farmaci retrovirali. Che è attendibile è dimostrato anche dalla denuncia sporta subito e dall’onestà di non spingersi più oltre di quel poco che ricordava. Avrebbe affrontato tutto questo per calunniare qualcuno?”.
