Sutri – “Indole mafiosa”. “Pericolosità”. E una “prontezza nella repressione” che li ha resi “sopra la legge”.
Viene descritto così il nucleo duro della banda sgominata con l’inchiesta Mamuthones, nell’ordinanza d’arresto redatta dal gip Franca Marinelli.
L’impressione è di leggere Giovanni Tizian, il giornalista dell’Espresso che scrive di ‘Ndrangheta e che, dalla ‘Ndrangheta, si è visto bruciare il mobilificio di famiglia.
La minaccia del fuoco è sempre in agguato per chi fa arrabbiare i fratelli Medde e compagnia. L’incendio è la ritorsione numero uno. Ma chi, per un motivo o per l’altro, entra in contatto con gli indagati per associazione a delinquere, ha soprattutto il terrore di morire.
Il megafurto a Sutri – “Non ho paura di voi carabinieri o della giustizia in generale – dice in caserma un imprenditore fermato mentre guida un trattore rubato dai sardi -. Ma qualora rivelassi i nomi di quelle persone, temo per la mia vita, ho troppo paura di questi”.
“Questi”, per gli inquirenti, sono Salvatore Medde, Pier Paolo Mulas e Mario Tatti. Tutti arrestati nel blitz “Mamuthones”. Tutti indagati per associazione a delinquere e anche per il megafurto nelle campagne di Sutri del 13 settembre 2013.
Oltre al trattore, vengono portati via 60 quintali di nocciole e 200 litri di gasolio. Bottino: 30mila euro.
L’imprenditore impaurito non partecipa al furto, ma vuole comprare il trattore rubato.
Carabinieri sulle tracce dei ladri, il sequestro del trattore, le armi – Il piano è preciso. Il trattore dev’essere rivenduto. Come acquirente, viene scelto un imprenditore fidato, “proprietario di un’azienda agricola in cui era facile occultare il trattore rubato”. L’appuntamento è alle cascate del Monte Gelato di Mazzano Romano il 24 marzo 2014.
Al ritorno, l’imprenditore guiderà il trattore. “Sarà scortato” e “se dovesse succedere qualcosa, Pier Paolo (Mulas, ndr) distoglierà l’attenzione delle forze di polizia sgommando con la sua autovettura o altro, giacché sono abituati e pronti a tutto”.
Qualcosa succede. I carabinieri, che indagano da mesi sulla banda, aspettano il trattore e lo fermano per la strada.
Le auto “staffette” che lo scortano scappano. Salvatore Medde dice a Mulas che “bisogna andare via immediatamente, perché è stato visto dai carabinieri”. Mentre l’imprenditore in caserma afferma che non può fare nomi perché ha paura di morire, i contatti tra gli indagati di “Mamuthones” si fanno più fitti e febbrili. Salvatore Medde va a casa del fratello Gavino per avvertirlo. Gavino è preoccupato: “Poi collegano tutto… – dice al fratello – La pistola, tutto…”. Non è il primo, né tantomeno l’unico riferimento degli indagati ad armi da fuoco. Numerose sono le accuse di detenzione illegale di fucili e altro. Ma i carabinieri non hanno trovato nulla né allo scattare del blitz, né all’ultimo sopralluogo di tre giorni fa, con unità cinofile e metal detector.
Addirittura, dopo il sequestro del trattore Salvatore Medde chiama a raccolta gli altri, per una riunione “quasi plenaria” nell’ovile di Mario Tatti. Un incontro “a modo di summit” che, per gli inquirenti, è un’altra conferma dell’associazione a delinquere.
Le pressioni e le intercettazioni – Cominciano le pressioni sull’imprenditore. Per ingraziarselo, la banda di sardi gli regala anche un gruppo elettrogeno rubato e per meglio coprirsi le spalle, la “triade” Medde-Mulas-Tatti organizza perfino un appuntamento tra l’imprenditore e un avvocato. Appuntamento che sarà disdetto all’ultimo. Doveva servire a “rendere una versione dei fatti totalmente falsa, dovendosi (l’imprenditore) autoaccusare del furto”. E il fatto che “la triade” fosse a conoscenza della refurtiva è una prova schiacciante che siano stati loro a rubarla.
“Anzi che ci siamo salvati…”, dice Mulas, intercettato con Salvatore Medde cinque giorni dopo.
“Se quello diceva qualcosa eravamo inculati”, gli risponde il più spregiudicato dei fratelli Medde. “Menomale che la spiata non l’hanno fatta dicendo che c’era pure la scorta, altrimenti ci avrebbero fermati tutti, capito?”
“…Io stavo attaccato To’, io all’inizio stavo pensando che fossero per me”.
E Medde ripete due volte che il trattore “lo stavano aspettando in quel tratto”.
La “triade” tiene d’occhio anche la vittima del furto, che viene vista parlare con un carabiniere. Tanto basta per pensare a un possibile attentato incendiario, come emerge dalle intercettazioni.
Mulas: Questa mattina quando sono passato davanti ai carabinieri, fatalità Nano (pseudonimo con cui viene chiamato il padrone del trattore e della merce rubata, ndr) sbracciava e faceva lì con un maresciallo.
Salvatore Medde: Ma per il carrello?
Mulas: Non lo so, era una discussione con quel maresciallo e anche lui con le braccia oh oh oh , gesticolavano proprio tanto e ho pensato subito lo sai forse stanno parlando proprio di quel fatto.
Salvatore Medde: Che non cagasse il cazzo Nano, che già è tanto che ha ritrovato il trattore.
Mulas: Andiamo e gli mettiamo fuoco.
Salvatore Medde: E adesso che rivuole anche le nocciole? (Ride)
Mulas: …per carità!
“Indole mafiosa” – Proprio a commento di certe intercettazioni, l’ordinanza d’arresto del gip si fa più dura. “Qui, ancora una volta, emerge l’indole mafiosa dei sodali che addirittura sarebbero pronti a colpire nuovamente X (la vittima del furto, ndr) con un incendio che possa servirgli da monito, ma soprattutto esternare la loro onnipotenza e impunibilità”.
Il gip parla anche di “senso di paura palpabile che questa compagine, per i delitti commessi e la forza brutale, estrinseca sui deboli”. E continua: “Sono le azioni delittuose e la prontezza nella repressione che hanno reso questi sodali sopra la legge, arrivando a imporsi su coloro che li conoscono di fama e di persona, tanto da poter sfacciatamente commettere delitti con la certezza di una sicura impunità”.
Vendette trasversali – L'”indole mafiosa” di cui parla il gip si legge anche nelle “volontà epurative” della “triade” nei confronti dei complici. Basti ricordare la vicenda della lingua di animale morto da appendere sul cancello dei traditori. O il proposito di gambizzare un infame che aveva parlato. Ci sono “regole non scritte che non possono e non devono essere infrante”. La “triade” si convince che le spie dei carabinieri sono Salvatorangelo Spiga e Claudio Liberati, anche loro arrestati nell’operazione Mamuthones. Il sequestro del trattore mette tutti contro tutti. Crea una frattura nella banda, svelando “propositi di vendetta” vecchio stile.
Salvatore Medde: “Oh bisogna sparargli, bisogna sparargli la macchina, Pà. Io mi devo vendicare (bestemmia).
Mulas: Io gli sparerei subito addosso.
Il 20 maggio 2014 il negozio di alimentari della fidanzata di Spiga prende misteriosamente fuoco.
Per i Medde & Co., comunque, non tutto è perduto. Tra oggi e venerdì il tribunale del Riesame valuterà i ricorsi delle difese su quella stessa ordinanza straripante di indizi. Se dovessero considerarla carente dal punto di vista formale o sostanziale, i “Mamuthones” tornerebbero liberi.
Holly Golightly







