Viterbo – Costretta ad assecondare i suoi desideri sessuali per tre anni. Lei ne aveva appena 10.
Chiara (nome di fantasia) ha pianto di gioia abbracciata ai suoi amici all’uscita dal tribunale. Per quelle violenze andate avanti per troppo tempo e raccontate agli agenti della squadra mobile, l’ex compagno della madre è stato condannato a sei anni. Sei anni di reclusione per averla obbligata a toccarlo e farsi toccare, strappandole la promessa di non dire niente a nessuno. Perché quello che il pensionato, oggi 65enne, amava fare da solo con lei era “normale” e succedeva in tutte le famiglie. Ma se lei le avesse raccontate, avrebbe di certo rovinato la sua e se ne sarebbe presa tutte le colpe.
Per questo non ha parlato per anni di quelle carezze estorte o subite, consegnandole solo dopo tanto tempo a una lettera e poi alla madre, che ha sporto denuncia.
Lui si è ritrovato sotto inchiesta e poi a processo per atti sessuali, tentata violenza sessuale e maltrattamenti. Accusato, tra l’altro, anche di aver abusato della sua autorità nei confronti della ragazzina, per continuare a imporle quei contatti ravvicinati e terribili, tra rimproveri, punizioni e umiliazioni solo perché la bambina si ribellava.
Secondo il pm Fabrizio Tucci, gli abusi erano iniziati alla fine del 2003 – quando la bambina non aveva ancora compiuto dieci anni – e continuati fino al 2009. Mentre i maltrattamenti, come farle vedere film porno o prendersela con lei perché lo respingeva, sarebbero andati avanti fino al 2010.
La pubblica accusa aveva chiesto dieci anni. Il tribunale gliene ha dati sei per gli atti sessuali a partire da quando la bimba aveva 10 anni, assolvendolo dalle accuse di maltrattamenti, tentata violenza sessuale e dalle avances precedenti al 2004. Eliminando, quindi, l’aggravante di aver tentato un approccio con una minore di 10 anni e condannado il 65enne per tre anni di abusi sessuali, con un risarcimento di 10mila immediatamente esecutivo.
Sempre ieri, un altro processo per violenza sessuale si è celebrato al tribunale di Viterbo. In questo caso, per i presunti abusi su una 20enne sono finiti a giudizio sia la madre sia il compagno. Lui per aver avuto un ruolo attivo nelle violenze, lei per non averle impedite. Al processo, rigorosamente a porte chiuse, hanno testimoniato un ispettore della squadra mobile, sezione reati contro i minori, e due conoscenti della ragazza.
