- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Un jobs act da brivido…

Condividi la notizia:

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini 

Viterbo – Nel 1970 lo chiamarono statuto dei lavoratori, cioè delle persone, dei cittadini.

Oggi forse lo mandano in soffitta perché il governo ha pronto il jobs act, uno statuto che invece è del lavoro, cioè di uno “strumento” che poi è l’altra parte dell’antitesi marxista con il capitale.

Lo fanno però da liberisti, dicendo che il lavoro con le caratteristiche di questi ultimi decenni non c’è più e che, perciò, bisogna arrendersi al mercato.

In pratica, la legge dovrebbe adeguarsi alla globalizzazione economica e al profitto che è l’obiettivo del capitale, subordinando ad esso ed all’impresa i diritti dei lavoratori.

Quando lo statuto dei lavoratori fu approvato Renzi frequentava l’ultimo anno dell’asilo e non poté conoscere direttamente quegli anni.

Altrimenti, proverebbe forse un brivido pensando che il suo jobs act va in parlamento nei giorni in cui si potrebbe commemorare quello che accadde ad Avola, in Sicilia, il 2 dicembre del 1968.

Ne scrisse così su l’Espresso Mauro De Muro, il giornalista rapito dalla mafia e mai più ritrovato: “sono morti in due. Gli hanno sparato con i mitra. Più di due chili di bossoli. Protestavano per avere una paga uguale a quella dei braccianti di un paese vicino”.

Anni di lotte, di sacrifici per far riconoscere che i lavoratori di Milano o di Palermo dovevano avere gli stessi diritti di quelli di Viterbo: ci si arrivò con lo Statuto dei lavoratori. Quello che sta per essere in gran parte archiviato.

I fatti di Avola ebbero una forte eco anche da noi, soprattutto fra i giovani, oltre che nel mondo sindacale.

La federazione giovanile comunista di Viterbo propose ai movimenti degli altri partiti di sottoscrivere insieme un manifesto di condanna della repressione e di solidarietà ai lavoratori.

Per i giovani democristiani, che guidavo, firmai.

I manifesti erano stati appena affissi, quando fui raggiunto da Franco Piccioni, un giovane brillante, impegnato ed amico corso ad avvertirmi che alcuni democristiani “di peso” avevano proposto la mia espulsione dal partito per aver firmato insieme ai comunisti.

Ci volle tutta la saggezza e l’equilibrio del segretario provinciale Onio Della Porta per convincere la direzione nazionale della Dc ad archiviare la denuncia.

Questo era il clima d’allora.

Quanto è successo agli operai di Terni a Roma qualche giorno fa non può essere sottovalutato.

Renzo Trappolini


Condividi la notizia: