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Calunnia in tribunale, non luogo a procedere per De Vito

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L'imputato Giorgio De Vito

L’imputato Giorgio De Vito 

De Vito sbraita in aula

De Vito sbraita in aula 

Viterbo – (f.b.) – Calunnia in tribunale, non luogo a procedere per De Vito.

Giorgio De Vito, il napoletano 35enne condannato in appello a 17 anni anni di carcere per l’omicidio di Marcella Rizzello, era accusato di calunnia nei confronti di Marco Leogrande. 

L’episodio risale a due anni e mezzo fa, nel pieno del processo di primo grado in cui De Vito era imputato per aver ucciso a coltellate la ragazza di Civita Castellana. Leogrande, nemico storico del 35enne napoletano ed ex marito di una sua cugina acquisita della quale De Vito si era innamorato anni prima, era stato chiamato a testimoniare in tribunale.

Durante la sua deposizione però Marco Leogrande aveva fatto innervosire così tanto De Vito da farlo balzare in piedi e gridare, senza nemmeno preoccuparsi della presenza dei giudici.

Del resto non era la prima volta che il 35enne dava in escandescenze. Alcuni mesi prima se l’era presa addirittura con il pm Petroselli urlandogli contro: “Sei pagato dalla camorra per incastrarmi!”.

Gli attimi di tensione con Leogrande scaturirono in una denuncia per calunnia che ieri è arrivata di fronte al gip.

Il giudice Franca Marinelli, dopo aver ascoltato l’accusa rappresentata in aula dal pm Renzo Petroselli e l’avvocato della difesa Enrico Valentini, ha deciso per il non luogo a procedere.


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