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“Economia illegale ed economia sommersa”

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Stefano Signori, presidente di Confartigianato

Stefano Signori, presidente di Confartigianato

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Quando si parla di economia illegale si può rischiare di essere generici se non si approfondisce la tipologia di illegalità, che può andare dalla produzione e smercio di droghe, allo sfruttamento della prostituzione, al riciclaggio di denaro illegale o allo svolgimento delle attività illegali collegate alle condizioni di lavoro che non corrispondono alle norme di sicurezza, ai diritti dei lavoratori, alla mancanza di requisiti per far lavorare le aziende, ecc. Vi sono attività legali svolte in modo illegale, ad esempio la produzione di tappeti con lavoro minorile o lavoro forzato.

Come società occidentali dobbiamo anzitutto porci il problema della delocalizzazione della produzione e non fermarci alle rimostranze quando i frutti di tali politiche emergono sul mercato.

Vi sono attività illegali svolte attraverso organizzazioni legali, ad esempio l’impiego di denaro di provenienza criminale in investimenti legali attuati da professionisti o funzionari compiacenti di una banca.

Questo è un vero problema italiano, ancora più nocivo sul piano economico rispetto ad altri paesi, dato che il nostro tessuto produttivo è formato perlopiù da microimprese con meno di nove dipendenti e scarsa capitalizzazione, è facile per l’economia criminale o appropriarsi dell’impresa o attuare una concorrenza sleale.

Questo fenomeno è inconsciamente favorito sia dall’impostazione della politica bancaria, visto che la cultura che sottende Basilea II è contro la microimpresa; sia dalla legislazione regionale sull’associazionismo che ha cancellato o sterilizzato forme consortili o cooperativistiche che avevano permesso alle microimprese italiane negli anni ’60, ’70, ’80, di creare il sistema “piccolo è bello”.

Nelle zone meno sviluppate, queste attività illegali coinvolgono la parte più ricca e moderna della società, anche se l’ampiezza della povertà sociale agevola il reclutamento degli “operai del crimine”.

La nozione di economia illegale, e più in generale di economia sommersa, è variabile a seconda dei singoli ordinamenti nazionali, in quanto ciò che è lecito od obbligatorio in un determinato sistema giuridico può non esserlo in un altro.

Si debbono accelerare le politiche che favoriscono l’adesione dei singoli stati ad accordi internazionali in materia economica, fiscale, penale e processuale per cercare di eliminare le differenze tra gli ordinamenti nazionali.

Stefano Signori
Presidente Confartigianato


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