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Feto tra i rifiuti, è scontro sul mandato di arresto europeo

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Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

Viterbo – Feto nel cassonetto, è ancora braccio di ferro tra accusa e difesa.

Ieri mattina, a Roma, si è svolta l’ennesima udienza al tribunale del Riesame. Motivo del contendere, il mandato di arresto europeo che il pm di Viterbo Franco Pacifici voleva far spiccare per la 25enne romena accusata di aver abbandonato la sua neonata tra i rifiuti.

La piccola, fatta nascere prematuramente a sette mesi, viene lasciata in un secchione in via Solieri, al quartiere del Carmine il 2 maggio 2013. Quando i poliziotti la recuperano, non respira già più.

La madre finisce incriminata per soppressione e occultamento di cadavere, mentre il pm chiedeva l’arresto per omicidio. Deve arrivare al Riesame dopo un lungo giro prima di vedere accolta la sua tesi. Ma a quel punto sono passati nove mesi e la giovane mamma, uscita dal carcere per decorrenza dei termini, è tornata in Romania.

La procura chiede il mandato di arresto europeo, che il gip rigetta perché la difesa – rappresentata dagli avvocati Samuele De Santis e Maria Antonietta Russo – fa emergere un elemento nuovo: in Romania, la 25enne convive col un bambino di un anno e mezzo ed è l’unica che può accudirlo.

Ecco perché il pm torna davanti al tribunale del Riesame. Per ottenere il mandato di arresto per la 25enne. Perché, secondo gli inquirenti, non c’è prova che conviva con il piccolo e possa provvedere lei sola alla sua sopravvivenza. 

L’avvocato De Santis, ieri, davanti ai giudici romani, ha depositato parte della corrispondenza scambiata con la donna in questi mesi, per dimostrare che risiede stabilmente all’indirizzo di destinazione delle lettere. La difesa ha fatto anche notare come l’altro figlio della giovane mamma sia ritenuto parte del movente: si era saputo fin dalla prima ora che la donna aveva un altro figlio in Romania e, forse proprio per questo, non voleva portare avanti un’altra gravidanza.

Il parto è stato forzato. La 25enne, con la complicità dell’infermiere che ha trascorso un periodo agli arresti domiciliari, si sarebbe procurata una ricetta falsa per avere ossitocina. Farmaco che le ha stimolato le contrazioni. Prima il parto casalingo. Poi la piccola lasciata nel secchione. E infine, il trasporto in ospedale, dove ha raccontato tutto ai medici e agli agenti della squadra mobile di Fabio Zampaglione. 

Il Riesame ha preso tempo. A giorni la decisione.


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