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Inchiesta Mamuthones, indagati verso il Riesame

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Operazione Mamuthones - Salvatore Medde

Operazione Mamuthones – Salvatore Medde

Operazione Mamuthones - Gavino Medde

Operazione Mamuthones – Gavino Medde

Operazione Mamuthones - Giuseppe Medde

Operazione Mamuthones – Giuseppe Medde

Operazione Mamuthones - Giovanni Medde

Operazione Mamuthones – Giovanni Medde

Operazione Mamuthones - Bernardino Goddi

Operazione Mamuthones – Bernardino Goddi

Operazione Mamuthones - Gavino Goddi

Operazione Mamuthones – Gavino Goddi

Viterbo – Riesame alle porte per gli indagati dell’inchiesta Mamuthones (fotocronaca – slide – video).

Lunedì il primo gruppo di arrestati comparirà davanti ai giudici romani, dopo aver impugnato l’ordinanza di custodia cautelare del gip di Viterbo Franca Marinelli. 193 pagine fitte di accuse per 13 persone in manette. Quasi tutti sardi residenti da anni nel Viterbese. Come i quattro fratelli Giuseppe, Gavino, Giovanni e Salvatore Medde, che saranno tra i primi a comparire davanti al Riesame, insieme ai fratelli Gavino e Bernardino Goddi.

Il tentativo delle difese sarà quello di smontare l’impianto accusatorio del pm Fabrizio Tucci, sulla presunta ‘banda’ sospettata di seminare il terrore tra agricoltori e imprenditori locali. Le posizioni più delicate restano quelle degli indagati per associazione a delinquere: Salvatore e Gavino Medde, Mario Tatti e Pier Paolo Mulas. E’ a loro che si contesta di aver creato un sodalizio finalizzato a commettere una lunga serie di reati: furti, incendi a scopo intimidatorio ed estorsivo, ricettazioni. Nel calderone ci sono anche lo stalking a una coppia di vicini di casa dei Medde e la brutale rapina a una sessantenne.

Gli sforzi dei legali degli interessati si concentreranno, probabilmente, sulla dimostrazione dell’inesistenza o dell’impossibilità di provare il vincolo associativo. Come anche di sottolineare la discrepanza tra disomogeneità delle posizioni e compattezza delle misure cautelari: carcere per tutti, nonostante c’è chi è accusato di associazione a delinquere e chi risponde di reati minori come furto e detenzione illegale di arma.

Far crollare l’ordinanza di custodia cautelare significherebbe ottenere un annullamento che garantirebbe a tutti la libertà. Com’era successo nel 2009, quando il Riesame annullò l’ordinanza d’arresto dell’operazione Toro Loco, che vedeva coinvolti sempre i fratelli Medde. L’associazione a delinquere, in quel caso, non aveva retto al vaglio dei giudici romani, rispedendo tutti a casa. Ma questa sarebbe la più entusiastica delle previsioni. Più di qualcuno, per cominciare, si accontenterebbe anche di una semplice riforma di quella stesso ordinanza, sostituendo il carcere con i domiciliari.

Oltre alla data di lunedì, probabilmente, sarà fissata un’altra udienza per un secondo gruppo di indagati, che hanno fatto ricorso più tardi.


  1. fotocronaca – slide – video
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